Famiglie e studenti

Addio voti in decimi, alle elementari tornano i giudizi

di Eugenio Bruno

Era il 4 agosto 1977, a Palazzo Chigi sedeva per la terza volta Giulio Andreotti e a viale Trastevere si trovava un altro Dc, il dossettiano Franco Maria Malfatti. Mentre l’Italia faceva i conti con una nuova ondata di contestazioni studentesche e provava a fronteggiare la violenza politica nelle piazze il mondo della scuola si preparava a un cambiamento epocale. Con la legge 517 sull’integrazione scolastica - che finalmente eliminava le classi speciali per gli alunni con disabilità e lasciava aperti gli istituti anche d’estate - veniva cancellata, dopo quasi 50 anni di vita, la vecchia pagella con i voti. E, alle elementari, arrivavano i giudizi.

Da allora a oggi la valutazione alla scuola primaria è cambiata altre otto volte. L’ultimo intervento è di queste ore. Il decreto Scuola che la Camera sta per convertire in legge stabilisce che dall’anno prossimo la pagella finale contenga un «giudizio descrittivo» al posto dei numeri da 1 a 10.

Dai voti ai giudizi passando per le lettere
Il 1978 segna dunque il debutto dei giudizi descrittivi per valutare gli alunni. E si va avanti così per 12 anni. Fino a quando la legge 148 del 1990 sull'ordinamento della scuola elementare assegna al ministro della Pubblica istruzione di allora (Sergio Mattarella) il compito di rivedere i criteri di valutazione. Cosa che avviene tre anni dopo con un’ordinanza ministeriale, a firma stavolta di Rosa Russo Iervolino, che introduce le lettere A, B, C, D ed E in pagella. Altri tre anni e il sistema cambia di nuovo. Una circolare di Luigi Berlinguer, con il ripristino dei giudizi: ottimo, distinto, buono, sufficiente e insufficiente.

Tornano i voti in decimi
Il decennio successivo, complice l’avvicendarsi del centro-sinistra e del centro-destra alla guida del Paese, vede cambiare profondamente anche il mondo dell’istruzione. E, di conseguenza, anche il sistema di valutazione alla primaria. In rapida successione arrivano: il regolamento sull’autonomia scolastica (1999) sempre di Berlinguer, che abolisce la scheda nazionale di valutazione; l’ampia riforma tentata nel 2003 da Letizia Moratti, che introduce il portfolio delle competenze ed estende il giudizio anche al comportamento; le correzioni in corsa apportate nel 2006 da Beppe Fioroni, che introduce le schede fai da te per le scuole. Fino alla legge Gelmini del 2008 che riporta indietro le lancette di 30 anni e ripristina il voto in decimi.

Dopo 12 anni si passa di nuovo ai giudizi
Una nuova modifica è ora all’orizzonte. Con un emendamento inserito al Senato al decreto Scuola (che la Camera si appresta a convertire in legge), dall’anno scolastico 2020/21, voti i decimi faranno spazio di nuovo ai giudizi. Se con le lettere o meno lo scopriremo nei prossimi mesi, quando la ministra Lucia Azzolina procederà ad attuare la norma.


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