ITS e imprese

Lezioni online e stage, il Governo trascura gli Its

di Claudio Tucci

Gli Istituti tecnici superiori se la sono cavata da soli nella Fase 1. E ora stanno facendo da soli anche la Fase 2. Il governo si infatti è dimenticato degli Its; e nonostante queste “scuole d’eccellenza” appartengano a pieno titolo al sistema d’istruzione (anzi sono a oggi l’unico segmento terziario professionalizzante, partecipato dalle imprese, alternativo all’università), il decreto Rilancio varato 10 giorni fa non prevede nulla per loro, eccezion fatta per un breve passaggio, all’articolo 91, dove si salva l’anno formativo 2019-2020, anche se non è stato raggiunto, per l’emergenza coronavirus, il numero di ore previsto dalla legge.

Un bottino magrissimo, per un sistema che intercetta circa 17mila studenti, e che, anche quest’anno ha certificato un tasso d’occupazione dei neo diplomati, in media, dell’83%, con punte vicine al 100%, e assolutamente in linea con la formazione teorico-pratica ricevuta.

Il tema è «delicato», avverte Nicola Modugno, direttore dell’Its Umbria: «Da marzo ci siamo rimboccati le maniche, e siamo riusciti a mandare avanti, con le nostre risorse interne, tutti i 13 corsi percorsi accademici biennali, riprogettando e attivando una formazione a distanza che non è consistita nella semplice proiezione di slide, ma è stata sviluppata con simulazioni digitali della attività laboratoriali e aziendali. Per il prosiéguo, senza provvedimenti normativi e finanziari specifici , ci saranno enormi difficoltà».

Certo, per una didattica “iper pratica” (lo scorso anno, secondo gli ultimi dati Istruzione-Indire, l’attività in stage ha raggiunto il 43%, con il 70% di docenti provenienti dal mondo del lavoro) il lockdown ha creato più di un problema: «I tirocini si stanno svolgendo in modalità online - ha aggiunto Modugno -. Ma è chiaro che così non si potrà reggere, serve un piano organico di sviluppo degli Its».

Dall’Umbria alla Lombardia il passo è breve. Ma anche qui i nodi e le criticità sono le stesse. Siamo all’Its Rizzoli, fiore all’occhiello nella formazione Ict. «Ce la stiamo cavando grazie alle tecnologie - ha evidenziato il direttore, Roberto Sella -. Facciamo lezioni interattive in videoconferenza e stage in smart working. Il nostro Its ha anche aumentato gli studenti, a ottobre partiranno sei corsi biennali, uno in più di quest’anno. Poi avremo anche due corsi di Ifts. Gli esami finali, a luglio, li faremo online. Per la ripartenza, è chiaro che ci vorranno moduli misti, in parte in presenza in parte da remoto. Per questo la formazione a distanza va riconosciuta e finanziata». I primi di maggio la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha confermato 33,3 milioni per gli Its. Ma sono risorse ordinarie, già previste. Insomma, non c’è un euro in più.

«Gli Its sono la punta più avanzata della formazione professionale e garantiscono tassi di placement elevatissimi - ha commentato Maurizio Del Conte, ordinario di diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano -. In questa fase sono riusciti a portare a termine con successo l’anno formativo grazie alla formazione a distanza. È quindi necessaria più chiarezza da parte della legge per non correre il rischio che in alcune regioni non venga riconosciuta la rendicontabilità delle attività formative svolte nel periodo di lockdown». E da capire c’è pure se gli stage curriculari ed extracurriculari siano (o meno) riconosciuti.

Le imprese sono allarmate. «Tra le misure a sostegno del sistema educativo fino a questo momento non c’è traccia degli Its - ha chiosato Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano -. Eppure è un canale che coinvolge quasi 17mila giovani e diventerà sempre più strategico in futuro: negli Its infatti vengono usate a tutto tondo le tecnologie abilitanti - più che in altri percorsi - offrendo vera didattica laboratoriale, anche online, con il coinvolgimento delle imprese. Proprio per questo meritano attenzione: attorno agli Its si potrà sviluppare, anche con il contributo delle università, la seconda gamba professionalizzante del nostro livello di istruzione terziaria. L’Higher Vet italiano».


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