Famiglie e studenti

Per oltre 1.000 atenei nel mondo la carta dello «smart learning»

di Velentina Reda*

Il coronavirus ha costretto le università di buona parte del mondo ad affrontare una rivoluzione su più fronti, tecnologico, infrastrutturale e - non ultimo - metodologico. Le risposte immediate hanno visto puntare sulla teledidattica streaming, messa in campo con l’uso delle piattaforme Big Tech. Con il vantaggio di ridurre l’impatto organizzativo, e il rischio di non riuscire a bilanciare le disuguaglianze di accesso. Le strategie di medio e lungo periodo, costruite con lo smart learning asincrono dei Massive open online courses (Mooc), offrono un quadro molto più efficace per lo scenario del “giorno dopo”.

Qualità e flessibilità

Con l’obiettivo di portare l’educazione di qualità a chiunque non potesse raggiungerla per ragioni geografiche o di risorse. Un formato che ha contato su due punti di forza principali: la qualità della progettazione di percorsi e oggetti didattici da parte di professori e esperti della didattica multimediale, e la flessibilità della fruizione senza vincoli di tempo e luogo.

Una formula di straordinaria efficacia, che ha fatto dei Mooc, in soli otto anni, un prodotto didattico con oltre 110 milioni di utenti, 15.000 corsi e più di 1.000 atenei sui principali provider mondiali - Coursera, edX, Udacity e Future Learn - già prima della crisi in corso. Con la chiusura forzata delle attività didattiche in presenza, l’attenzione si è inevitabilmente moltiplicata, facendo raggiungere a Class Central, uno dei portali più utilizzati per la navigazione del mondo Mooc, i 3 milioni di accessi nella settimana del 16 marzo e vedendo crescere del 90% le ricerche di online learning nei Google Trends.

Oltre alla stabilità e alla flessibilità, sono emerse almeno altre due leve strategiche del formato.

Corsi aperti e riproducibili

I corsi e le piattaforme sono disegnati per essere riproducibili anche - e soprattutto - fuori dall’ateneo dove sono stati realizzati. La Cina ha subito puntato su questa risorsa, avviando a febbraio un intervento strutturale, con al primo punto il ricorso agli oltre 24.000 corsi di istruzione superiore online gratuiti, in 12 discipline a livello universitario e altre 18 per l’istruzione professionale, disponibili sulle piattaforme Mooc cinesi. Ne è venuto fuori un piano di potenziamento della didattica universitaria online utile a coprire le necessità dei prossimi due semestri e lo sviluppo di un piano di valutazione e monitoraggio per il post-emergenza. Tant’è che in primavera le università di Tsinghua e Pechino partono con 4.000 e 4.500 corsi in formato Mooc o con formule ibride di registrazioni e live streaming.

La linea ha indirizzato anche le università americane con campus in Cina, come la Duke University, che per prima a fine febbraio ha trasferito tutta la propria didattica sui suoi Mooc disponibili su Coursera, garantendo una immediata conversione delle attività. Da allora, molte università che hanno potuto attingere a un proprio portfolio Mooc hanno creato task forces per l’aggiornamento di corsi archiviati e l’attivazione di nuovi corsi.

Un futuro sostenibile

Le competenze e le professionalità costruite nel tempo consentono di sperimentare nuove modalità di lavoro, che permettono la progettazione e la produzione a distanza. Dall’Imperial College di Londra all’Università di Napoli Federico II, i centri di didattica multimediale stanno perfezionando strumenti - guidelines, format, template - per consentire ai docenti di sviluppare corsi da casa, con il supporto di team che coordinano e accompagnano l’intero processo. La capacità crescente di monitoraggio completa il processo, rendendo possibile il continuo miglioramento dell’esperienza di apprendimento. La combinazione di questi fattori fa dell’e-learning una risorsa imprescindibile per la didattica universitaria e una opportunità per consolidare buone pratiche e rilanciare la sperimentazione.

*Federica Web Learning


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