Personale della scuola

Verso lo sblocco delle graduatorie provinciali già da quest’anno

di Eu. B.

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Si va verso lo sblocco - tanto caro ai precari - della trasformazione delle graduatorie di istituto in graduatorie provinciali. A confermarlo è un post su Facebook della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che si dice favorevole a “scongelare” la misura messa in freeezer dal decreto scuola. Ma affida la decisione finale al Parlamento che da domani (al Senato) inizierà a esaminare il Dl varato il 6 aprile scorso.

La ministra Azzolina possibilista
Nel ripetere quanto dichiarato dopo l’approvazione del decreto scuola - e cioè che alle condizioni attuali non è possibile l’aggiornamento delle graduatorie e che per questo il provvedimento lo ha rinviato all’anno scolastico 2020/21 - la titolare dell’Istruzione ricorda che una strada ci sarebbe per guadagnare 12 mesi di tempo: «Accelerare sulla provincializzazione delle graduatorie, digitalizzando il sistema». Ma ricorda che per farlo serve una norma che la autorizzi a emanare «un decreto ministeriale avente natura non regolamentare», a cui non servano gli ok delle commissioni parlamentari. Consapevole che si tratti di una «deroga forte» la ministra affida al Parlamento il compito di votarla e inserirla nel Dl che inizia domani il suo iter di conversione dal Senato.

L’ok di M5S e Pd
In Parlamento i consensi sembrano esserci. Prima del post di Azzolina anche i parlamentari dei deputati e senatori del suo movimento (il M5S) in commissione Cultura si
erano detti disponibili «a lavorare per l'attivazione immediata delle graduatorie provinciali». E una sponda potrebbe arrivare anche dal Pd, considerando che anche la viceministra all’Istruzione, la dem Anna Ascani, si è detta d’accordo: «Sono convinta che, con i doverosi investimenti in termini di risorse e di impegno, si debba lavorare per riaprire le graduatorie di istituto. È chiaro che per riuscire nell'intento sarà necessaria la più ampia condivisione parlamentare in sede di conversione del Decreto Scuola e sono certa che non mancherà».


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