ITS e imprese

È illegittima l’erogazione di contributi se la graduatoria non indica i criteri di valutazione delle domande

di Michele Nico

È illegittima la concessione di contributi pubblici nel caso in cui la graduatoria dei beneficiari sia priva di motivazione, ossia non indichi i criteri seguiti per formarla, né faccia rinvio ad altro documento esplicativo con riguardo alla procedura di valutazione eseguita dalla Pa. Questo il principio affermato dal Tar Lazio, con la sentenza 2483/2020, per effetto del corollario desunto dal combinato disposto degli articoli 3 (obbligo di motivazione dell'atto amministrativo) e 12 (provvedimenti attributivi di vantaggi economici) della legge 241/1990.
La pronuncia è degna di interesse anche per il fatto che in genere gli enti, pur dotati formalmente del regolamento prescritto dal suddetto articolo 12, non sempre procedono all'erogazione di sussidi sulla base di criteri e modalità ispirati ai principi di imparzialità, pubblicità e trasparenza.


La decisione
La vicenda riguarda un ricorso proposto contro un decreto del ministero dei Beni e delle attività culturali che, in attuazione della legge 220/2016 e del Dpcm 4 agosto 2017, ha disposto la concessione di contributi pubblici per supportare la diffusione e l'ammodernamento delle sale cinematografiche, dando fondo alla distribuzione di risorse per un importo di poco superiore a 5 milioni di euro.
La parte ricorrente si era classificata al nono posto tra i soggetti ammessi a contributo, ma non aveva ricevuto fondi per esaurimento delle risorse disponibili, che erano state assegnate solo ai primi sette della graduatoria.
Di qui il gravame dinanzi al Tar contro il decreto del ministero, con la conseguente richiesta di annullamento dell'atto per difetto di motivazione, violazione di legge ed eccesso di potere.
I giudici hanno accolto il ricorso censurando l'operato del ministero, che ora dovrà ripartire da zero con una nuova valutazione delle domande delle sale cinematografiche, previa individuazione dei criteri di riparto delle risorse in palio, dandone comunicazione ai soggetti interessati.


Come si è detto, i giudici hanno fondato la pronuncia di annullamento del decreto ministeriale sull'obbligo della Pa di motivare gli atti che incidono sulla sfera giuridica dei terzi, dando applicazione ai criteri di trasparenza, di pubblicità e di imparzialità nel distribuire le risorse pubbliche.
I giudici hanno riscontrato che «il decreto censurato ha approvato la graduatoria senza alcun riferimento ai criteri seguiti per formarla, e senza rinviare ad altro documento esplicativo».
Si noti, per inciso, che il decreto in questione recava un'apposita sezione con la tabella dei punteggi assegnati alle domande, ma era carente di motivazione in ordine alla procedura di valutazione eseguita per giungere al risultato degli ammessi.
Quel che mancava, in sostanza, era la griglia predeterminata dei criteri ai fini della ripartizione dei fondi, non bastando il mero esito esplicativo dell'attività svolta.
La mancata dimostrazione del rapporto tra attribuzione del punteggio e parametri di valutazione è risultata dirimente ai fini della declaratoria di illegittimità, stante il contrasto della fattispecie con il principio di buon andamento cui deve sempre uniformarsi l'azione della Pa.


I precedenti giurisprudenziali
È il caso di ricordare come la giurisprudenza amministrativa e contabile abbia più volte ribadito l'esigenza di dare corso con particolare cautela all'impiego di risorse pubbliche nei confronti dei terzi, tenuto conto del fatto che la mancata osservanza delle regole in materia può costituire fonte di danno erariale.
In particolare, il Consiglio di Stato, con la sentenza 7845/2019 ha osservato che l'onere di subordinare la concessione di vantaggi economici a soggetti terzi alla predeterminazione di criteri e modalità cui attenersi «è espressione di un principio generale per il quale l'erogazione di somme di denaro da parte dell'amministrazione pubblica, in qualsiasi forma avvenga, non può considerarsi completamente libera, essendo, invece, necessario che la discrezionalità che connota tale attività sia incanalata mediante la preventiva predisposizione di criteri e modalità di scelta del progetto o dell'attività da beneficiare».
Di qui la necessità che l'erogazione di contributi pubblici venga circoscritta con cura e subordinata all'osservanza di criteri predeterminati, secondo un'apposita istruttoria da riportare volta per volta nella motivazione dei provvedimenti adottati.


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