ITS e imprese

La crisi non ferma gli Its: gli occupati all’83%

di Eu. B.e Cl. T.

L’ennesimo “attestato di eccellenza” gli Istituti tecnici superiori lo stanno conquistando in questi giorni di stop forzato delle attività didattiche. Senza tanto clamore hanno subito avviato lezioni online, laboratori a distanza, lavori di gruppo da remoto. In qualche caso persino gli esami finali si sono svolti “via web”. Certo, le difficoltà non mancano, in tempi di aziende chiuse e paese fermo. E a pesare è anche la sorprendente “mancanza di attenzione” da parte del governo Conte: nel Dl Cura Italia non si trovano interventi a favore degli Its.

In attesa che si corra ai ripari, questo segmento, l’unico in Italia, di formazione terziaria professionalizzante, alternativo all’università, continua a sfornare numeri da record. Ad anticiparli al Sole 24Ore del Lunedì è la viceministra dell’Istruzione, Anna Ascani: il monitoraggio 2020, condotto assieme a Indire, evidenzia un altro piccolo balzo in avanti del tasso di occupazione dei diplomati Its che raggiunge l’83% a un anno dal diploma, e nel 92% dei casi si tratta di un impiego coerente con il percorso di studio svolto in aula e “on the job”.

«Siamo di fronte a un’eccellenza del Paese - commenta Ascani -. Il successo degli Its è rappresentato da una didattica flessibile, coerente con le esigenze del sistema produttivo e con le specificità dei territori. Il 70% della docenza proviene dal mondo imprenditoriale e le attività di stage e tirocinio rappresentano il 43% del percorso di studi». Il restante 57% di lezioni si svolge per il 26% in laboratori di impresa e di ricerca e nei laboratori 4.0 degli Its, divenuti un vero fiore all’occhiello, legati a Industria 4.0. Basti pensare che il 52% dei percorsi monitorati utilizza tecnologie abilitanti 4.0.

I numeri degli studenti iscritti sono cresciuti: oggi tocchiamo oltre 16mila ragazzi, suddivisi in 104 fondazioni Its. C’è bisogno di non mollare proprio adesso, incalzano le imprese; occorre far partire subito una campagna di orientamento “a tappeto” verso famiglie, studenti e docenti; e spingere sul loro decollo. «Questa emergenza sta mettendo a dura prova il nostro Paese e il suo sistema produttivo - spiega Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il capitale umano -. Sono destini incrociati e dobbiamo cominciare, quanto prima, a ragionare sulla ripresa, sapendo che il manifatturiero resterà centrale per la nostra economia. Per questo è necessario puntare anche sulle fondazioni Its. Le imprese avranno bisogno ancora di 20mila diplomati Its ogni anno. Negli ultimi 5 gli iscritti sono raddoppiati, ma non è ancora sufficiente: più studenti scelgono gli Its, più riusciremo ad attrezzare la manifattura e meglio reagiremo alla crisi. In questo senso mi spiace davvero che il decreto “cura Italia” non li abbia considerati».

«Il governo sostiene gli Its - dichiara la viceministra Ascani -. Intendiamo farli crescere migliorando aspetti relativi alla governance e alla strutturazione e stanziando risorse adeguate».

Anche gli Its, come le scuole, sono riusciti a non interrompere le loro attività. «Questa emergenza ha esaltato la flessibilità del modello formativo degli Its, che è tutto finalizzato a sviluppare delle competenze piuttosto che a seguire un programma centrato sulle conoscenze - chiosa Giovanni Biondi, presidente di Indire -. In questo modo, molti Its che fondano la propria attività sul laboratorio hanno trovato, ad esempio, modalità per fare esercitazioni di robotica industriale attraverso un software di simulazione utilizzato dagli studenti sul proprio pc, in grado di emulare la logica del controllore presente nel laboratorio (Its Umbria Academy). Quindi non solo lezioni e discussioni online, ma lavori di gruppo e soprattutto attività laboratoriali, che rappresentano il cuore e il carattere originale della formazione negli Its».


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