Famiglie e studenti

La videolezione non basta: mail, classi virtuali, temi su TikTok

di Sara Deganello

Insegnanti in classe, nel web youtuber, divulgatori di pillole video, podcast, esperimenti sui social. Con una convinzione comune: niente può sostituire una lezione con i ragazzi. Ma ora che l’emergenza coronavirus ha imposto la didattica a distanza, abbiamo chiesto loro qualche consiglio sulla gestione della situazione.

Videolezioni ma non solo: bisogna alternare le risorse

Elia Bombardelli ha 32 anni e insegna matematica e fisica al liceo Steam International di Rovereto e al liceo scientifico Galileo Galilei di Trento. Su Youtube ha un canale con 270mila iscritti e le videolezioni delle sue materie superano i 40 milioni di visualizzazioni. «All’università avevo trovato online video utili per la preparazione degli esami, spesso prodotti da atenei stranieri. Quando ho iniziato a lavorare ho cercato se ci fosse qualcosa di simile, sulla matematica, in italiano. Non c’era: così ho cominciato a produrre i miei video nel 2012, pubblicandoli su YouTube per i miei studenti. Oggi Bombardelli sta organizzando il lavoro a distanza nelle sue scuole, aiutando anche i colleghi meno esperti. «Sto cercando di alternare le diverse risorse: videolezioni registrate, lezioni in streaming con i ragazzi collegati, compiti a distanza. Anche se non sarà mai come stare in classe, i video, se preparati con calma, con un po’ di montaggio permettono al docente di pensare bene cosa dire, di tagliare gli errori, di non perdere tempo a scrivere le equazioni. E gli studenti possono tornare indietro se non hanno capito. È la classe rovesciata, una modalità che ho già usato: do i video con la teoria da guardare a casa e poi a scuola facciamo gli esercizi. Vedo quello che fanno i ragazzi, risolvo i problemi. Certo le videolezioni mancano di interattività: in questo momento di scuole chiuse bisogna affiancarle ad altri strumenti, come le dirette su Meet per esempio».

Insegnare e divulgare
su YouTube

Gli insegnanti-divulgatori su YouTube sono un fenomeno consolidato. Matteo Saudino è docente di filosofia in un liceo di Torino: il suo canale, BarbaSophia ha 83mila iscritti. Irene Regini ha invece una cattedra in Belgio e sul suo canale Satura Lanx parla in latino, lo insegna, diffonde podcast su Lucilio, Livio Andronico, Terenzio,Plauto.

Accanto alle lezioni, molto artigianali, caricate in questi ultimi giorni, non mancano neonati canali tematici animati da “prof”: GeoChannel è stato aperto da Alessandro Beloli, insegnante di geografia in un istituto tecnico milanese, un mese fa. Fisica Fast è online solo da pochi giorni, come canale e come sito, con esercizi, grafici, videolezioni. È il lavoro di Elia Rampi, 31 anni, professore di matematica e fisica al liceo scientifico M.G. Vida di Cremona, che racconta: «Gli studenti utilizzano già metodi alternativi per studiare, oltre ai classici appunti e libri: da nativi digitali sono sempre alla ricerca di contenuti online, in primis di video. Così ho pensato di sviluppare uno strumento didattico che andasse incontro alle loro esigenze: contenuti video brevi, senza fronzoli, e un sistema intuitivo di ricerca. Naturalmente non vuole sostituire la lezione scolastica, ma può essere utile per lo studio personale, per il ripasso o l’approfondimento. In tempi di coronavirus, noi insegnanti siamo costretti a integrare la didattica con nuovi metodi: può essere l’occasione di pensare diversi approcci alle nostre discipline».

Compiti su TikTok

Enrico Galiano, classe 1977, insegnante di lettere nella scuola media Italo Svevo di Pravisdomini in provincia di Pordenone, scrittore (ad aprile esce per Garzanti il suo ultimo libro Dormi stanotte sul mio cuore), animatore dei social con video ironici di “cose da prof”, con le scuole chiuse ha iniziato a pubblicare su YouTube una parola al giorno. Limbo, focolaio, industriarsi le prime. Con compiti correlati: «Dopo un iniziale momento di festa i ragazzi sentono la mancanza della scuola e questo li spinge a collaborare in modo attivo», spiega. «L’insegnamento in classe è insostituibile: mette in campo attivatori emozionali che risvegliano i processi cognitivi. In questa emergenza bisogna coinvolgere più studenti possibili con i mezzi adatti, io uso una chat di Whatsapp con i cellulari dei genitori, e poi serve fantasia. Sto pensando di far preparare un Decameron di racconti in file audio e poi lancerò dei contest su TikTok, per esempio raccontare un momento storico con un video». Per chi si sta cimentando per la prima volta con la videolezione Galiano torna ai fondamentali dell’insegnamento: «Semplificare senza banalizzare. E poi la passione: se ce l’hai riesci sempre a comunicare».

Alessandro Barbero, 60 anni, docente di storia all’università del Piemonte Orientale, incarna un buon esempio di questa ricetta: le sue lezioni di oltre un’ora finiscono su Spotify o YouTube e registrano fino a 540mila visualizzazioni. Lui puntualizza: «Sono tutte riprese o registrazioni di interventi davanti a un pubblico. Con la telecamera mi sento meno a mio agio. La conoscenza si trasmette attraverso qualcuno che ti parli, che ti guardi negli occhi. La teledidattica è necessaria purtroppo in questo momento di emergenza, ma la lezione è insostituibile: il contatto diretto rimane fondamentale, anche all’università. In questi giorni bisogna coinvolgere più possibile gli studenti, anche negli aspetti tecnici, anche con il contatto personale e personalizzato via mail».


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