Famiglie e studenti

Così la scuola della zona rossa di Vo’ ha puntato sui laboratori

di Maria Piera Ceci

«Non esiste scuola digitale, ma esiste la scuola con il suo cuore analogico come comunità educante». Ne è convinto Alfonso D’Ambrosio, eletto nel 2006 miglior docente innovatore italiano. All’epoca insegnava matematica e fisica all’Istituto Kennedy di Monselice. E ora che è dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Lozzo Atestino, in provincia di Padova, questa sua passione è tornata più utile che mai. La scuola che dirige (primaria e secondaria di primo grado) ha nove plessi su tre Comuni dei colli euganei, Cinto Euganeo, Lozzo Atestino e Vo’, finita nella zona rossa.

«Ma i ragazzi non sono mai rimasti senza scuola _ dice _ e tutto questo non s’improvvisa. Abbiamo docenti esperti in ogni plesso, il cosiddetto nucleo tecnico, e altri docenti che fanno la differenza invece sul fronte della didattica. Grazie a queste competenze siamo riusciti da subito a mettere in piedi esperienze importanti di didattica a distanza. Per esempio, nella seconda settimana di sospensione delle attività didattiche a scuola, abbiamo offerto ai nostri alunni una lezione che segna lo spartiacque fra la didattica online tradizionale e quella che verrà: una diretta streaming che ha ottenuto più di duemila contatti. Collegati anche gli alunni di Codogno, altra zona rossa. C’è stata una lezione con l’attore Luca Vullo e con la Maestra Serafina D’Angelico, di Castelfranco Emilia: gli alunni non erano passivi, ma hanno interagito attraverso questionari digitali, hanno raccontato le loro emozioni attraverso il corpo dell’attore. In altre giornate abbiamo fatto programmare dei robot: i bambini li hanno fatti muovere da casa».

Le scuole hanno messo in rete le buone pratiche di didattica a distanza

C’è stata molta solidarietà nella comunità scolastica. Abbiamo anche sperimentato una formula di laboratorio scientifico a distanza. Gli studenti del liceo scientifico Majorana di Brindisi hanno per esempio mostrato con grande competenza ai nostri bambini di elementari e medie esperimenti di “divertichimica”. Una scuola di Viareggio ci ha fatto una lezione con la realtà aumentata. Sono nati tanti gemellaggi.

Le famiglie cosa ne pensano?

Entusiaste, ma c’è un problema di connessione e di dotazione tecnologica. Per questo abbiamo lanciato un appello raccolto dal Miur, che ha poi destinato alle zone rosse mille tablet e mille chiavette usb con giga prepagati. Con i live si consumano 10 giga in due ore. La connessione internet è un po’ il corrispettivo del pulmino per andare a scuola. Quindi se vogliamo proseguire con queste esperienze di didattica a distanza, dobbiamo avviare una seria discussione a livello nazionale sull’e learning.


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