Famiglie e studenti

All’avanguardia nell’innovazione, in aiuto a formare chi ne ha bisogno

di Sara Deganello

«Siamo una delle scuole fondatrici di Avanguardie Educative, il progetto di Indire (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, ndr) pensato per seminare innovazione sul territorio. Abbiamo una maturità consolidata nell’utilizzo di strumenti di collaborazione a distanza e uso del digitale. Per questo siamo impegnati anche in una serie di iniziative per le scuole della zona rossa: gemellaggi virtuali, videolezioni, formazione per i docenti anche sulla “classe capovolta”, una modalità utile in questo frangente». Alessandra Rucci, dirigente scolastica dell’Istituto di istruzione superiore Savoia Benincasa di Ancona, che comprende un liceo scientifico, uno linguistico e un istituto tecnico economico del turismo, racconta una storia di competenze e solidarietà.

Che cosa avete fatto appena è scattata la chiusura delle scuole?

Immediatamente, senza grandi formalità, i docenti hanno cominciato in modo intensivo a utilizzare strumenti già noti. Google Suite for Education, per esempio, che usiamo per scambio di materiali o classi virtuali per approfondimenti e recupero. Meet per i collegamenti video e la chat per interagire. Jamboard, la lavagna condivisa.

Com’è stata la risposta di docenti ?

Altissima. So che in varie parti d’Italia alcuni si sono rivolti al sindacato perché la didattica a distanza non è contrattualizzata. Da noi i più esperti si sono messi a servizio degli altri. Ogni scuola deve avere un animatore digitale scondo il Piano nazionale per la scuola digitale previsto dalla legge 107/2015. Certo, se tutte ce l’hanno non dappertutto la spinta è stata la stessa. Il Piano metteva sul tavolo anche possibili investimenti per potenziare il digitale, ma anche qui l’utilizzo è stato un po’ a macchia di leopardo. Oggi però le scuole che hanno lavorato in questo senso si trovano avvantaggiate.

Come hanno reagito gli studenti alla didattica a distanza?

Abbiamo avuto una risposta altissima anche da parte loro: via registro elettronico, con i gruppi di Whatsapp di classe. Anche le famiglie ci hanno inondato di ringraziamenti.

Che cosa vi hanno chiesto le scuole della zona rossa?

Oltre a contenuti, anche per bimbi più piccoli rispetto alla nostra utenza, e a webinair di formazione per i docenti, ci hanno chiesto sostegno psicologico: abbiamo quindi deciso di produrre alcune videolezioni per metabolizzare paura e angoscia.


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