Famiglie e studenti

Scuole chiuse, l’84% dei docenti adotta la didattica a distanza

di Eugenio Bruno

Gli insegnanti italiani raccolgono la sfida della didattica digitale. Da Nord a Sud. Dalle elementari alle superiori. Privilegiando, per un ora, una forma più “basica” di e-learning, incentrata soprattutto sul registro elettronico. Senza tuttavia rinunciare a sperimentare videoconferenze e call dal vivo. A dirlo è un’indagine dell’Osservatorio Alkemy – Il Sole 24 Ore, effettuata tra l’11 e il 12 marzo su un campione di docenti di scuola primaria e secondaria alle prese con la sospensione delle lezioni in tutta Italia. Tutto ciò mentre il governo si prepara, con il decreto in arrivo nelle prossime ore, ad aprire un “ombrello legislativo” sulla teledidattica. Da un lato, stanziando 85 milioni agli istituti scolastici che vogliono acquistare piattaforme informatiche, donare in comodato d’uso strumentazioni elettroniche agli alunni svantaggiati oppure formale il personale alle nuove tecnologie. Dall’altro, consentendo ai dirigenti scolastici di nominare dei supplenti brevi per le attività di insegnamento a distanza.

La diffusione dell’e-learning

Tornando all’indagine, che è stata somministrata via Facebook per creare due sottocampioni - uno per i prof lombardi che hanno sospeso le loro attività didattiche da 24 febbraio, e l’altra per il resto del paese, dove le scuole sono chiuse da 5 marzo-, il primo dato che balza agli occhi è quell’84% (il 78% alle elementari) che già svolge didattica a distanza. Laddove un altro 15% di insegnanti sta ancora organizzando la propria migrazione verso l’e-learning e il restante 1% non lo fa ancora. È soprattutto a loro e, più in generale, alle famiglie che sono chiamate a fare scuola da casa che si rivolge la Guida all’e-learning di 80 pagine in edicola oggi con Il Sole 24 Ore.
A ogni modo, a rispondere in maniera più diffusa è l’area umanistica: 89% di adesioni contro il 78% delle materie scientifiche/tecniche (78%). Dal punto di vista territoriale, la Lombardia è avanti (87%) me non di molto, visto che le altre Regioni si attestano sull’82 per cento.

Decisivo, a quanto pare, è il ruolo svolto dai dirigenti scolastici che, nel 64% dei casi, suggeriscono ai docenti come organizzarsi. Ma non manca la collaborazione “orizzontale”, con il 51% di interpellati che si coordina con i colleghi.

Gli strumenti più utilizzati

Il 74% della platea, per assegnare i compiti e condividere il materiale didattico, va sul sicuro e sceglie il registro elettronico: uno strumento trasversalmente diffuso in ogni area, ordine e grado. Ma abbastanza usati sono anche WhatsApp (39%) e la posta elettronica (31%). Cominciano a diffondersi le anche piattaforme di Google (Meet/Hangout) o la suite Classroom, con il 24% di adozioni. Il 33% dei docenti segnala materiali didattici già presenti in rete, mentre il 17% ne carica di propri su YouTube.

Il digital divide

La principale difficoltà nel passaggio dalle lezioni frontali alla didattica a distanza,specialmente alla primaria e alla secondaria di primo grado, è assicurarsi che tutto il gruppo classe possa accedere al materiale digitale(76% del campione): non tutti, infatti, dispongono di una connessione a internet, di un Pc o di un tablet. Più limitate invece le resistenze delle famiglie che costituiscono un freno solo per il 7% degli insegnanti.

E veniamo a quanto l’e-learning incontra il favore degli studenti. Abbastanza, verrebbe da dire. Considerando che il 74% dei prof li definisce collaborativi (l’87% alle superiori), il 12% addirittura entusiasti e solo il 14% li trova passivi. Entusiasmo che sale al 26% tra gli alunni della scuola primaria, evidentemente facilitati dall’essere nativi digitali. Con una nota finale per l’asse insegnanti-ragazzi che si riscontra nelle classi virtuali e che porta i secondi a fare da tutor o ai compagni (18%) o al corpo docente (8% che alla secondaria di II grado diventa il 13).


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