Famiglie e studenti

Parola ai presidi sulla didattica a distanza

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

L’ultima parola sulla didattica a distanza spetta ai dirigenti scolastici. E, per la verità, anche la prima. La conferma giunge dal testo del Dpcm del 4 marzo con le misure emergenziali per frenare il contagio da Covid-19. Rispetto al provvedimento precedente, infatti, scompare il riferimento agli organi collegiali da sentire prima di attivare le iniziative di e-learning durante la sospensione delle lezioni che è scattata ieri e andrà avanti almeno fino al 15 marzo. Le attività “da remoto” potranno essere le più varie, dai video tutorial alle lezioni “virtuali”, utilizzando piattaforme digitali, o lo stesso registro elettronico, ormai diventato strumento di lavoro piuttosto comune nelle scuole.

L’ultimo decreto del presidente del Consiglio pubblicato sulla Gazzetta ufficiale mercoledì notte semplifica, un po’, le procedure per far scattare le lezioni 4.0, affidando maggiore autonomia ai presidi, anche per evitare, in piena emergenza coronavirus, lo svolgimento di riunioni pomeridiane affollate. E consente di superare, al tempo stesso, alcune obiezioni manifestate nei giorni scorsi dai sindacati della scuola, che avevano accolto “tiepidamente” le nuove modalità di insegnamento online (richiamando, in alcuni casi, anche articoli del codice civile per non imporre al personale “obblighi di esecuzione” della prestazione in caso di impossibilità della stessa).

Un’altra novità del nuovo Dpcm è che accanto allo stop a gite e viaggi d’istruzione, rientrano nella sospensione (fino al 3 aprile) anche le attività esterne legate ai percorsi di scuola-lavoro, in quanto, spiegano le Faq aggiornate ieri sul ministero dell’Istruzione, «queste attività sono assimilate alle uscite didattiche».

A subire una “riorganizzazione” sono state anche le prove Invalsi, che sono state avviate lo scorso 2 marzo nelle classi quinte (Invalsi e scuola-lavoro sono, da quest’anno, requisiti di ammissione all’esame di Maturità) e che sarebbero dovute andare avanti fino a fine marzo. L’Istituto guidato da Anna Maria Ajello ha pubblicato una comunicazione chiedendo ai presidi di indicare nuove date per svolgere o riprogrammare i test di italiano, matematica, inglese, a partire dal 16 marzo. Con la possibilità di scavallare la deadline originaria del 31 marzo.

Tornando alla didattica online, al momento la situazione si conferma a macchia di leopardo. Nonostante una strumentazione digitale ormai diffusa in tutt’Italia (oltre il 90% utilizza il registro elettronico su cui potrebbero essere caricati i contenuti multimediali), la formazione dei docenti alle nuove tecnologie si dimostra ancora bassa (in base agli ultimi dati sul piano scuola digitale, poco più del 50% dei professori si è formato specificamente su strumenti digitali).

Proprio per supportare la nuova didattica 4.0, il ministero dell’Istruzione ha integrato l’offerta di strumenti, community, chat e classi virtuali con una pagina web interamente dedicata, per assicurare a tutte le scuole che ne facciano richiesta la possibilità di avere gratuitamente strumenti e mezzi garantendo il diritto allo studio a tutti.

Altro aspetto su cui è al lavoro la ministra Lucia Azzolina è quello di rafforzare questa modalità di insegnamento “ da remoto”, compresa la possibilità di “certificarla”; mentre è confermato che lo stop alle lezioni (al momento fissato al 15 marzo, ma che potrebbe essere prorogato fino al 3 aprile) non inciderà sulla validità dell’anno scolastico: i periodi di sospensione “forzata” delle attività, infatti, non saranno conteggiati ai fini della validità dell’anno (che quindi sarà considerato valido anche qualora non si raggiungano i 200 giorni previsti dall’attuale normativa).

Tra gli istituti che si segnalano per le loro progettualità, c’è il liceo scientifico Kennedy di Roma, dove si apre ad appelli virtuali e partecipazione ai laboratori di didattica a distanza, scrive in una circolare la preside Lidia Cangemi. Mentre sempre da Roma arriva la prima “ramanzina” virtuale. Con una prof di un altro liceo romano che alle 8.30 ha strigliato via WhatsApp i suoi studenti di seconda che non avevano ancora visualizzato i video di storia e geografia inviati la sera prima. Quando si dice la severità 2.0.


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