Famiglie e studenti

L’allarme non ferma i test: al via l’Invalsi pre-maturità

di Eugenio Bruno

L’emergenza coronavirus non ferma i test Invalsi. Al massimo li rallenta. È il risultato a cui si è arrivati dopo una fitta interlocuzione tra tutti i soggetti coinvolti. Dunque, si parte oggi con i quiz al computer di italiano, matematica e inglese (sia lettura che ascolto) in quinta superiore, che le scuole possono calendarizzare fino al 31 marzo. E che i 463mila studenti interessati hanno tutto l’interesse a svolgere: per la prima volta, infatti, partecipare alle prove standardizzate serve ad accedere alla maturità.

Il collegamento con l’esame di Stato debutta quest’anno, ma non è una scelta recente. A prevederlo è un decreto attuativo della Buona Scuola (il Dlgs 62/2017) che ha incluso i test Invalsi e l’allora alternanza scuola-lavoro tra i requisiti di accesso alla maturità. Per farlo basta svolgere la prova: il risultato non conta ai fini dell’ammissione né incide sul calcolo del voto finale. E, di fatto, resta anche segreto dopo che il decreto milleproroghe appena convertito in legge ha eliminato la possibilità di inserirlo nel curriculum dello studente che partirà l’anno prossimo.

Nell’ambito della finestra scelta dall’Invalsi (2-31 marzo appunto) per le classi finali delle secondarie di secondo grado tocca alla singola scuola scaglionare le prove. Con la possibilità per le aree ancora interessate dai focolai del coronavirus di utilizzare, qualora servisse, la finestra suppletiva 11-15 maggio. Come spiega Roberto Ricci, dirigente di ricerca Invalsi, «il sistema delle prove al computer è sufficientemente flessibile per gestire le necessità delle scuole ora non prevedibili. Stiamo lavorando - aggiunge - per garantire agli studenti le condizioni di massima tranquillità nello svolgimento delle prove».

A ogni modo il calendario non si esaurisce con la quinta superiore. Dall’1 al 30 aprile tocca infatti alla terza media mentre dal 5 al 23 maggio alle seconde superiori. In entrambi i casi le prove sono computer based; in seconda e quinta elementare invece i test - in agenda il 6, il 7 e il 12 maggio - restano cartacei.

Seppur avversati da una parte della classe docente, i test Invalsi rappresentano uno dei pochi “termometri” per saggiare il livello medio degli apprendimenti dei nostri studenti. Ed eventualmente scoprire i divari territoriali esistenti. Tanto più che da quando sono state introdotte in quinta superiore le prove consentono di mappare anche le conoscenze conseguite dopo 13 anni di scuola oltre che le tappe intermedie. Così da farci sapere, ad esempio, che nel passaggio tra medie e superiori il gap tra le regioni prime delle classe e le ultime anziché ridursi aumenta. Già in italiano. Se alla fine della secondaria di primo grado il divario tra il Nord-Ovest e il Sud (isole comprese) è di 24 punti, in quinta superiore diventa infatti di 28.

Sull’uso delle prove Invalsi come «termometro della scuola italiana» interviene la viceministra dell’Istruzione, Anna Ascani (Pd), che al Sole 24Ore del Lunedì spiega: «Quello che emerge oggi è che il nostro sistema d’istruzione è a più velocità e questo vuol dire che non ci sono pari opportunità di accesso alla formazione ovunque nel nostro Paese. Questo ci deve fare intervenire laddove si manifestano le difficoltà che i test insieme ad altri indicatori evidenziano, andando a sostenere i territori e le scuole dove le situazioni critiche si concentrano. Stiamo lavorando in questa direzione, in maniera strategica con tutti i soggetti a vario titolo coinvolti».

Da qualche settimana Ascani ha avviato un Piano di intervento per la riduzione dei divari territoriali, che si avvale della collaborazione di Invalsi, Indire, Acri e Uffici scolastici territoriali. Cinque le realtà interessate: Campania, Puglia, Sardegna, Calabria e Sicilia. Con le prime due il primo incontro ricognitivo c’è già stato; con la terza ci sarà il 12 marzo; con le ultime due va ancora fissato. Nel frattempo sta per partire una piattaforma informatica dedicata che aiuti a coordinare gli interventi e, se possibile, a mettere a fattor comune le “buone pratiche”. Con l’obiettivo di medio periodo di utilizzare di più e meglio le risorse (nazionali, comunitarie, regionali) a disposizione. E la speranza di iniziare a raccogliere i primifrutti, int ermini di riduzione degli squilibri lungo la penisola, già dal 2021.


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