Famiglie e studenti

Via libera in Conferenza unificata al riparto di 249 milioni per l’istruzione da 0 a 6 anni

di Redazione Scuola

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«Oggi (ieri, ndr) in Conferenza unificata abbiamo raggiunto un importante risultato: è stato approvato il riparto dei fondi destinati alle Regioni, che ne programmano la successiva erogazione ai Comuni, per gli interventi in favore del sistema integrato di istruzione da zero a sei anni di età per il 2019. Parliamo di 249 milioni di euro, in aumento rispetto ai 223 del 2018. Risorse che potranno finanziare interventi di edilizia scolastica per asili nido o scuole dell'infanzia. O ancora potranno essere usate per ridurre le rette a carico delle famiglie e per la formazione del personale docente. Siamo convinti che il diritto a una formazione di qualità debba partire dai primi anni di vita, perché l'educazione e la conoscenza sono gli strumenti più efficaci per combattere le disuguaglianze. Il traguardo raggiunto oggi consente di costruire condizioni di pari opportunità sul territorio nazionale, di sostenere le famiglie, ma soprattutto di garantire a ogni bambino il diritto a crescere al meglio». Così la vice ministra dell'Istruzione, Anna Ascani, al termine della riunione della Conferenza unificata.

«I fondi – spiega Ascani – sono ripartiti tra le Regioni, e successivamente erogati ai Comuni, in base alla programmazione che le stesse Regioni hanno curato. Il riparto è stato effettuato per 209 milioni in base a quello del 2017, che era triennale ed era stato concepito per favorire i territori carenti di offerta statale e con molti iscritti, per 30 milioni in proporzione alla maggiore popolazione che occorrerebbe servire, con l'obiettivo di portare tutte le Regioni alla media nazionale di posti disponibili per i bambini da 0 a 3 anni, per 10 milioni in proporzione alla popolazione residente tra 0 e 3 anni. Sul cosiddetto 0/6 c'è un impegno preciso che stiamo condividendo con tutti i soggetti coinvolti a vario titolo. Lavoriamo per realizzare un Paese equo, per rimuovere quegli ostacoli che non consentono il pieno sviluppo di ogni persona, così come stabilisce la nostra Costituzione».


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