Famiglie e studenti

Nuove opportunità dall’interazione scuola-aziende

di Claudio Tucci

L’attestato di stima più recente per gli istituti tecnici italiani è arrivato dall’Ocse: i ragazzi in possesso di un diploma tecnico - ha evidenziato qualche giorno fa l’organizzazione parigina - hanno le stesse chance di trovare lavoro di un laureato, perché è forte l’interazione tra queste scuole e le imprese.

«Stiamo parlando di percorsi di altissima qualità - spiega il vicepresidente di Confindustria per il capitale umano, Gianni Brugnoli - che nobilitano i ragazzi con una formazione che garantisce occupazione».

Le annuali rilevazioni Almadiploma confermano infatti un tasso di inserimento lavorativo per i cosiddetti “periti” intorno al 50-60% a seconda del percorso di studio svolto.

Riformati, nel 2010, da Mariastella Gelmini oggi l’istruzione tecnica è suddivisa in due macro-settori, Economico e Tecnologico e in complessivi 11 indirizzi, che spaziano dall’«Amministrazione finanza e marketing» alle «Costruzioni, ambiente e territorio».

Le singole articolazioni coprono un pò tutti i settori produttivi, a cominciare da quelli industriali. Nell’indirizzo tecnologico, ad esempio, le articolazioni presenti nelle offerte formative toccano ambiti, oggetto oggi di forte innovazione, come l’informatica, l’automazione, le telecomunicazioni, l’energia, la meccatronica.

Anche l’indirizzo «Amministrazione finanza e marketing», che ha sostituito il vecchio corso di Ragioneria, per fare un altro esempio d’eccellenza, offre allo studente, attraverso un piano di studi settimanale di 32 ore, la possibilità di coniugare una buona cultura umanistica e scientifica di base, con una cultura tecnica moderna e dinamica, in grado di conferire al ragazzo una preparazione a tutto tondo.

Il punto è che famiglie e studenti, e in parte, anche, i docenti delle scuole medie, tutto questo spesso non lo conoscono. Come inoltre le elevate chance lavorative al termine del percorso quinquennale. Un altro paradosso in un Paese, come l’Italia, che ha un tasso di disoccupazione giovanile intorno al 30 per cento.


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