ITS e imprese

Ecco chi sforna i super tecnici del pianeta biotech e farmaci

di Marzio Bartoloni e Claudio Tucci

Per lavorare nel mondo della Sanità non servono solo le classiche lauree: da medicina a farmacia. In Italia ci sono sette “scuole” post diploma, alternative all’accademia, vale a dire gli Istituti tecnici superiori (Its), che formano i super tecnici che lavoreranno nel mondo dei farmaci, delle biotecnologie e delle apparecchiature mediche - tra le filiere industriali più importanti del made in Italy - con tassi di occupazione spesso più efficaci di una laurea: fino al 90% entro un anno dalla fine dei corsi - e con un tasso di coerenza tra professione svolta e percorso di studio tra i banchi e “on the job” che sfiora a volte il 100 per cento.

Nati su iniziativa delle stesse imprese nel cuore di distretti importanti della farmaceutica o dei dispositivi medici - è il caso dell’istituto a Mirandola dove c’è uno dei centri produttivi leader mondiali nel biomedicale o quello di Siena nella pharma valley toscana - gli Its (gestiti da fondazioni) sono la frontiera di punta della formazione terziaria professionalizzante, non universitaria, in grado di sfornare quelle figure che il mondo produttivo spesso fatica a trovare. I corsi, in genere, sono di durata biennale con moduli tra le 1.800 e 2mila ore.

Le chiavi del successo di queste super scuole di tecnologia sono essenzialmente due: formazione subito pratica (almeno il 30% dell’offerta è in azienda) e la presenza di docenti che provengono dal mondo del lavoro (sempre in base alla legge almeno il 50% degli “insegnanti” sono imprenditori o loro collaboratori). Non solo. «Negli ultimi anni gli Its, grazie ad una partnership a rete con le imprese, hanno intrapreso specifici indirizzi e attività basate sull’uso delle tecnologie abilitanti 4.0 nella pratica didattica - ha sottolineato Antonella Zuccaro, ricercatrice dell’Indire -. In tal modo, hanno potenziato un modello formativo basato su flessibilità didattica ed organizzativa dei percorsi, attività in stage, project works, metodologie per lo sviluppo delle soft skills e del 4.0».

In Lombardia c’è l’Its per le nuove tecnologie per la vita che “sforna” tecnici superiori per gli impianti chimici e farmaceutici. «Il corso unico nel suo genere in Italia ed anche all’estero - ha evidenziato il presidente della fondazione Its Giuseppe Nardiello - nasce dalla forte esigenza dell’industria farmaceutica italiana di poter disporre di risorse tecniche altamente qualificate per le attività di manufacturing di prodotti medicinali con riferimento alla progettazione, costruzione, convalida, conduzione e manutenzione di Impianti e relativi processi. Il corso, infatti, forma un tecnico specializzato che avrà un ampio raggio di professionalità che opera nella progettazione e nell’industrializzazione degli impianti chimico farmaceutici, dalle basi tecniche a tutti gli aspetti della progettazione, realizzazione , convalida , manutenzione tecnica e operativa degli impianti chimico farmaceutici con un particolare focus sulla interpretazione tecnico-operativa delle Norme di buona fabbricazione farmaceutica e sui sistemi integrati secondo il progetto Pharma 4.0».

Dalla Lombardia al Lazio il passo è breve. All’Its di Pomezia, alle porte di Roma, uno dei principali poli chimico-farmaceutici, dove si formano i tecnici del controllo qualità e, da poco, anche di laboratorio e di cosmetica: «Il percorso e le curvature sono stati sviluppati di concerto con aziende partner e con il gruppo dei produttori conto terzi di Farmindustria - ha spiegato il presidente della fondazione, Giorgio Maracchioni -. Le opportunità occupazionali? Diverse: a livello di laboratorio, produzione di beni e servizi utili alle società che operano nel settore, intervenendo come dipendenti o avviando attività private».

Tra gli Its recenti c’è quello nato a Siena nel 2015 per le nuove tecnologie della vita che ha aperto le sue aule a fianco a Gsk vaccines con cui è stata premiata per l’«Eccellenza Duale» pochi giorni fa dalla Camera di commercio italo-germanica per un progetto che ha visto gli studenti incrementare la produttività del reparto magazzino dell’azienda sfruttando meglio le tecnologie utilizzate. «La nostra caratteristica è che siamo nati come un punto di riferimento regionale su iniziativa di Toscana life science e coinvolgendo tutte le università e le imprese più importanti: dalla Menarini di Firenze a Gsk a Siena e Kedrion a Lucca che siedono nel cda della Fondazione fin dall’inizio», avverte Maurizio Serafin docente che ha contribuito alla nascita e oggi siede nel comitato scientifico.

«I docenti sono in diversi casi quadri e figure professionali che ci aiutano a formare - aggiunge Serafin - super tecnici in grado di lavorare alla produzione , alla ricerca e al controllo qualità di farmaci, biotecnologie e apparecchiature biomedicali. In più stiamo sviluppando una terza area formativa di esperti in tecnologie informatiche per la Sanità visto che la Toscana vanta un servizio sanitario tra i migliori in Italia. A regime ci saranno una decina di corsi per un centinaio di studenti l’anno con una occupabilità dell’80% che arriva al 90% se si considera chi si è iscritto all’università».


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