Famiglie e studenti

«Subito il rilancio, serve una visione di lungo periodo»

di Claudio Tucci

«Di education non c’è traccia in questa manovra, e il rischio, concreto, è che il tema scompaia dall’agenda politica e sociale. È un errore mortale. La formazione dei giovani deve tornare una priorità per il Paese. Per questo - avverte Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano -. Serve una visione di lungo respiro, di recente anche potenze economiche come Stati uniti, India, Cina hanno adottato programmi sulla scuola della durata di 10-20 anni. Da noi invece si affronta solo l’emergenza del momento».

Vice presidente, gli ultimi interventi sulla scuola sono emblematici...

Sull’alternanza scuola-lavoro, che adesso peraltro non si chiama neppure più così, è stato fatto un vero autogoal: il dimezzamento a ore e fondi sta producendo un enorme danno agli studenti, soprattutto a quelli del Sud, che in moltissimi casi prenderanno il diploma senza aver mai messo il naso fuori dalle proprie aule. Le fornisco un dato: su 6mila scuole circa 1.500 non proporranno ai propri alunni percorsi di alternanza con imprese. Non solo. C’è poi bisogno di un vasto piano di orientamento per far conoscere a famiglie, studenti e docenti le opportunità che offre l’industria: ancora oggi, mi creda, in moltissime scuole non si sa che l’Italia è la seconda potenza manifatturiera d'Europa, la settima economia mondiale, e che sta cambiando radicalmente sotto la spinta del 4.0.

Come mostra l’inchiesta qui accanto, in Italia scuola e lavoro si stanno di nuovo allontanando...

Purtroppo è vero. In questi anni si è pensato più a distruggere, che a mettere in campo politiche con un orizzonte temporale ampio. Un altro esempio? Lo scippo di 50 milioni di euro alla formazione duale. Vede, una esperienza “on the job” non è solo orientamento; aiuta anche a intercettare e a far comprendere il cambiamento, che nelle nostre fabbriche è all’ordine del giorno, e può rappresentare, soprattutto per chi frequenta istituti tecnici e professionali, un passepartout per un successivo sbocco lavorativo. Ecco, privare di tutto ciò migliaia di giovani è un’operazione miope.

Soprattutto visto il mismatch in forte crescita...

Non c’è dubbio. I numeri sui nostri fabbisogni li abbiamo resi noti: nei prossimi tre anni i principali settori della manifattura offriranno circa 200mila posti, in larghissima parte rivolti a periti e a laureati nelle discipline tecnico-scientifiche. Un terzo di queste posizioni rischiano di rimanere vuote per assenza di candidati con le competenze richieste dalle imprese. Lo dico come imprenditore, ma soprattutto come cittadino, non possiamo privarci di capitale umano specializzato. Dobbiamo far capire a famiglie e ragazzi le opportunità che offre l’industria; e pensare che, oggi, il vero ascensore sociale è il livello di preparazione, che spesso va oltre la singola specifica “materia”. Le faccio un nuovo esempio: a un ingegnere, accanto alle competenze di settore acquisite, si richiedono, in aggiunta, soft skills, digitale e contaminazione umanistica. Ancora pochi atenei lo hanno compreso, dialogando in modo più stretto con il nostro mondo.

Quanto a specializzazione, ci sono gli Its che possono dire la loro...

Non solo, e lo fanno già egregiamente. Adesso gli Istituti tecnici superiori devono fare il salto di qualità che manca. In questo, auspico che il governo, finalmente, riconosca pari dignità e risorse incrementali e adeguate a supportare questo processo di rilancio. Va fatta decollare, al più presto, la filiera formativa terziaria professionalizzante, che fa perno appunto sugli Its, con una programmazione pluriennale di risorse, crescenti, e bandi. Dobbiamo puntare sulle lauree industriali manifatturiere, al politecnico di Torino, in particolare, ne è partita una con in aula i primi 50 ragazzi; e immaginare contatti anche con la formazione professionale regionale, magari con percorsi di 4 anni + 2 negli Its. Così avremo giovani, super periti, già a 20 anni, pronti, e preparati, per l’assunzione.

Per quanto riguarda la scuola superiore, a gennaio scattano le iscrizioni al nuovo anno...

Sono un momento fondamentale. I ragazzi e le loro famiglie devono sapere che gli istituti tecnici e professionali permettono di acquisire competenze sempre più richieste dalle aziende e sempre più introvabili. Chi li sceglie ha la garanzia di trovare un lavoro e non si preclude affatto l’ingresso negli Its e nelle università. C’è molta disinformazione a riguardo: se serve chiamiamoli anche “licei tecnici”. Ma l’istruzione tecnico-professionale deve tornare centrale nell’agenda politica, come è in tutti i paesi avanzati. Lo ripeto: serve un piano nazionale di orientamento mirato; il ripristino delle 400 ore obbligatorie minime di scuola-lavoro; la diffusione dell’apprendistato di primo livello. Se questi percorsi si identificheranno chiaramente come “scuole delle imprese” gli iscritti aumenteranno.


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