Famiglie e studenti

Scuole italiane all’estero ancora senza valutazione

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

In questi giorni le 8mila scuole italiane sono alle prese con la pubblicazione dei loro «rapporti di autovalutazione»: la “pagella” che ogni istituto si dà con punti di forza e obiettivi di miglioramento e che le famiglie possono consultare attraverso il portale «Scuola in chiaro» del Miur in vista delle iscrizioni di gennaio. Ma da tutta questa partita erano e restano escluse le nostre istituzioni scolastiche con sede all’estero.

Stiamo parlando di una realtà che, secondo le ultime rilevazioni del ministero degli Affari esteri, conta otto istituti statali omnicomprensivi (con sede rispettivamente ad Addis Abeba, Asmara, Atene, Barcellona, Istanbul, Madrid, Parigi e Zurigo) e 43 scuole paritarie, presenti in tutte le aree geografiche nel mondo: Europa, Africa-subsahariana, Mediterraneo e Medio Oriente, Americhe, Asia e Oceania. Per un totale di 221 docenti, 42 dirigenti scolastici (incluse le 34 unità presso le Ambasciate e i Consolati), 8 assistenti amministrativi impiegati e circa 30mila studenti iscritti.

Per loro non esiste alcuna valutazione. Nonostante il decreto legislativo 64 dell’aprile 2017 introduca un sistema di valutazione per le scuole statali e paritarie all’estero che consenta di monitorare qualità dell’offerta formativa e dell’insegnamento, impatto degli interventi e performance del personale amministrativo e dei dirigenti scolastici, questa disposizione è finora rimasta sulla carta. Il decreto interministeriale Istruzione-Esteri che doveva arrivare nei 120 giorni successivi, a due anni e mezzo di stanza non è ancora arrivato. E difficilmente arriverà.

A pesare sul ritardo ci sono essenzialmente le differenti situazioni esistenti nelle scuole situate nei vari Paesi; ciò comporta delle modifiche e degli adattamenti al Rav che finora gli uffici dei ministeri interessati non hanno ancora portato a termine.

Il Rav, come hanno ricordato più volte Miur e Invalsi, è un passaggio fondamentale della progettualità strategica scolastica relativa al triennio 2019/2022; ed è opportuno che avvenga contestualmente alla fase di aggiornamento del Piano triennale dell’offerta formativa (Ptof) e di definizione del Piano di miglioramento (2019-2022), in maniera tale da garantire una piena coerenza tra i tre documenti.

Il mancato decollo della valutazione delle scuole con sede all’estero è solo l’ultimo esempio di un sistema nazionale di valutazione, partito cinque anni fa, e che ancora fa fatica ad imporsi e trova forti resistenze, fuori e dentro il dicastero di Viale Trastevere.

Il disegno riformatore del 2014/2015 prevede quattro dimensioni complementari: la valutazione degli apprendimenti, delle istituzioni scolastiche (ferma oggi all’autovalutazione e ad alcune centinaia di valutazioni esterne all’anno); della dirigenza scolastica (anche quest’anno non avrà effetti sulla retribuzione); e del merito professionale dei docenti.

Un disegno, tuttavia, importante e da attuare perché, come ribadisce la presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello «l’autovalutazione promuove la riflessività dei docenti e dei dirigenti e quindi garantisce che i diretti interessati siano coinvolti nelle azioni di miglioramento»; e, aggiunge il dg Paolo Mazzoli, «è strutturata in modo che il processo autovalutativo sia imperniato su dati ed evidenze documentate e non su impressioni più o meno estemporanee. Oltretutto abbiamo notato che, quasi sempre, i punteggi che si autoattribuiscono le scuole nel rapporto di autovalutazione sono molto vicini a quelli che attribuiscono loro i valutatori esterni (i cosiddetti Nev) che le vanno a visitare».


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