ITS e imprese

Nelle aziende servono 20mila diplomati Its ogni anno

di Giovanni Brugnoli*

Per la prima volta in Italia un autorevole quotidiano, il Sole 24 Ore, pubblica una guida completa e di facile lettura sugli Its. È una prima volta molto significativa sia per i giovani che per le imprese, perché si racconta come gli Istituti tecnici superiori rappresentino il canale del nostro sistema di istruzione che meglio collega lo studio al lavoro: così i giovani possono trovare più velocemente un’occupazione e, nel contempo, viene riconosciuta piena responsabilità educativa alle imprese e alla loro attività di co-progettazione didattica.

L’Italia soffre il gap molto forte tra ciò che si studia e ciò che serve al mondo produttivo. Sono tante le cause di questa distanza ma quella di fondo è la generalizzata e scarsa conoscenza, da parte degli studenti italiani, di ciò che caratterizza la nostra economia: siamo il secondo Paese manifatturiero in Europa ma 7 giovani su 10, nelle scuole superiori, non lo sanno. E, di rimando, tantissimi di loro non sanno nemmeno che esiste la possibilità, dopo il diploma, di scegliere un percorso Its che in due anni garantisce una formazione-sul-lavoro di alta qualità e che in 8 casi su 10 permette di entrare stabilmente in un mercato sempre più competitivo.

Dobbiamo allora far conoscere a giovani, famiglie, insegnanti e a tutti coloro che si occupano dell’educazione dei nostri studenti, il valore occupazionale e formativo degli Its, un valore che si lega strettamente alla nostra spina dorsale manifatturiera. È proprio per questo che le imprese di Confindustria hanno a cuore gli Its e ne garantiscono il funzionamento partecipando attivamente, anche attraverso le nostre associazioni territoriali e di categoria, alla vita delle Fondazioni. Non a caso sul totale dei partner degli Its in Italia, quasi il 40% sono imprese che assumono e fanno assumere gli studenti che loro stesse formano, anche perché quasi metà del percorso si svolge in azienda e ben più della metà dei docenti viene dal mondo produttivo.

A Torino, in occasione degli Stati generali dell’education, abbiamo condiviso con opinion leader italiani e mondiali, oltre che con le nostre istituzioni, sei dati che bisogna cambiare con urgenza nel sistema educativo. Tre su sei di questi dati riguardano gli Its:

l’”higher vet” italiano di fatto ancora non c’è. Solo l’1% degli iscritti nel livello terziario di istruzione fa percorsi diversi da quelli universitari. Dobbiamo passare dall’1% ad almeno il 20% incrementando in modo significativo gli iscritti agli Its. Passare almeno dall’1% al 20% come è ad esempio in Svizzera nelle Sup o in Francia negli Iut. Mentre la Germania, con le sue storiche Fachhochschule, sembra quasi inarrivabile al 35%. Ma anche guardando oltreoceano, negli ultimi anni c’è stato un boom della professionalizzante terziaria, a partire dai Community college americani che sono passati in meno di 10 anni da 6 milioni di iscritti a 13, proprio per il loro forte collegamento con l’industria.

I diplomati dei nostri Its sono veramente pochissimi: 2.601 nell’ultimo anno. Dobbiamo arrivare almeno a 20mila diplomati ogni anno, anche perché, in accordo con le proiezioni Unioncamere-Anpal, è di 20mila persone almeno il gap di tecnici specializzati che ogni anno dovrebbero uscire dai nostri sistemi formativi terziari e che mancano alle nostre imprese. Un’assenza ingiustificata che rallenta la nostra crescita economica. Ventimila diplomati Its ogni anno sono un traguardo minimo da raggiungere, e al più presto, perché è davvero paradossale che le nostre aziende non trovino un tecnico su tre, mentre un giovane su tre è disoccupato in questo Paese.

Manca il collegamento scuola-lavoro: solo il 4,4% dei giovani under 25 in Italia fa percorsi strutturali di formazione all’interno dell’azienda. In Germania e UK oltre il 30%. Da noi alternare studio e lavoro è una pratica residuale nella fase del post diploma (e lo sarà anche prima del diploma se non aumenta l’orario minimo obbligatorio per l’alternanza scuola-lavoro, oggi Pcto, nelle scuole). Abbiamo quindi una necessità, urgente, di costruire a partire dagli Its un canale di formazione terziaria professionalizzante in questo Paese, un canale duale di qualità che si caratterizzi per il suo legame strutturale con i fabbisogni produttivi e che inserisca, in tempi relativamente brevi, direttamente in azienda. Tutti i Paesi manifatturieri ne hanno uno, noi ancora no.

Ci troviamo in una fase molto delicata in cui mai come prima nella storia è diventato così centrale il valore della competenza nelle nostre economia. È in corso nel mondo un vero e proprio “risiko dei talenti” con le potenze industriali che competono per formare e attrarre mani e cervelli in grado di gestire e non subire i cambiamenti della quarta rivoluzione industriale. L’Italia non può e non deve restare indietro e gli Its per noi rappresentano non solo una speranza ma una concreta possibilità di crescita complessiva del sistema. Attraverso una visione di medio-lungo termine che garantisca occupabilità alle nuove generazioni.

La Guida è uno strumento imprescindibile per raccontare gli Its e la loro offerta formativa, lo stretto legame col territorio e le sue forze produttive. Mi auguro che possa diffondersi in tutte le aule scolastiche, nelle case, nelle associazioni, ma anche sui social e sul web, ossia in tutti i luoghi in cui i nostri giovani possono orientarsi e trovare riferimenti su cui costruire i loro futuri percorsi. L’auspicio è che anche grazie a queste pagine i giovani possano entrare nelle nostre imprese, attraverso gli Its che sono già oggi la fucina dei talenti manifatturieri di domani.

*Vice presidente Confindustria per il Capitale umano
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