ITS e imprese

Il paradosso da superare: tanto lavoro, pochi studenti

di Eugenio Bruno

Le parole sono importanti. Ce lo ha ricordato anche Nanni Moretti in una delle scene più note di “Palombella Rossa” e tra le più celebri di tutta la sua filmografia. Ma spesso lo sono anche i numeri. Specialmente quando ci aiutano a decodificare fenomeni complessi. Come può essere il legame che esiste tra il mondo dell’education e il mercato del lavoro. E che ha portato di recente la Commissione europea a ricordare come al crescere del livello di istruzione il tasso di disoccupazione diminuisca: dal 12,5% per chi non è arrivato al diploma al 3,9% di chi invece ha ottenuto la laurea.

In un Paese come il nostro, che è terzo in Europa per disoccupazione giovanile e penultimo per giovani di 30-34 anni in possesso di un titolo terziario, questo tema è ancora più sensibile. E dovrebbe spingere di per sé tutte le componenti in gioco a fare la propria parte. La politica a fare scelte di policy e l’informazione a informare. Per questo Il Sole 24 ore ha deciso di dedicare una pubblicazione di 80 pagine a una realtà formativa di successo, innanzitutto dal punto di vista degli sbocchi occupazionali, che a oltre dieci anni dalla sua nascita si rivela però ancora di “nicchia”: gli Istituti tecnici superiori, conosciuti anche con l’acronimo di Its. Stiamo parlando di 104 super-scuole di tecnologia che offrono ai giovani freschi di diploma la possibilità di conseguire un titolo terziario alternativo all’università, attraverso la frequentazione di un corso biennale in cui ampio spazio viene dato alla pratica e all’esperienza sul campo. Grazie a un rapporto di collaborazione e di osmosi con le imprese, che offrono ai ragazzi docenti in classe e stage in azienda.

I risultati si vedono. A un anno dal termine del corso, l’80% dei diplomati lavora e il 90% lo fa in un percorso coerente con gli studi svolti. Altri numeri importanti, dunque. Che stridono però con un altro dato: i 13mila studenti finora intercettati dall’intero sistema degli Its. Sessanta volte in meno dei loro coetanei tedeschi, per restare solo all’esempio più noto. Un paradosso. L’ennesimo che riguarda il mondo dell’education.  Da cui si esce solo orientando i ragazzi a compiere una scelta consapevole per il loro futuro. Ed è quello che speriamo di fare con i contributi pubblicati nelle pagine seguenti.


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