ITS e imprese

Ci sono 469mila posti da tecnico e un terzo resta senza candidati

di Claudio Tucci

Il sasso nello stagno è stato lanciato praticamente un anno fa da Unioncamere-Anpal quando hanno calcolato come, nei prossimi cinque anni, le imprese italiane saranno pronte a offrire un posto di lavoro a 469mila tecnici, diplomati Its, laureati nelle discipline «Stem» («Science, technology, engineering and mathematics»). Tuttavia, a causa del forte “mismatch”, vale a dire competenze dei candidati non in linea con le richieste del mondo produttivo, circa un terzo delle professionalità tecniche necessarie, già oggi, risultano «di difficile reperimento». Una percentuale in ulteriore crescita nell’ultimo periodo e che rappresenta un vero paradosso, a fronte di un tasso di disoccupazione giovanile che veleggia intorno al 30%. Peggio dell’Italia fanno solo Spagna e Grecia. Tra le imprese c’è più di una preoccupazione, vista la velocità della trasformazione in atto nel settore industriale indotta dal 4.0.

L’appello lanciato quest’estate dall’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, sulle oggettive difficoltà a trovare 6mila lavoratori, è solo l’ultimo in ordine di tempo. Ed è drammaticamente reale. Il punto è che, se ci concentriamo nei sei settori più rilevanti del made in Italy (quelli, per intenderci, che spingono il Pil del Paese), nei prossimi tre anni, ci sarà necessità di 193mila tecnici. La stima è di Confindustria e tiene conto anche degli effetti di Quota 100, e pure qui, è arcinoto, molte selezioni non andranno a buon fine, visti gli attuali numeri dell’offerta scolastica, secondaria e terziaria professionalizzante.

La meccatronica, solo per fare qualche esempio, è oggi il comparto manifatturiero centrale per il passaggio alle nuove modalità produttive spinte da Industria 4.0. L’indirizzo meccanico, inoltre, è al secondo posto tra i titoli di studio più richiesti. Ebbene, la filiera «meccatronica-robotica» è pronta ad offrire, nei prossimi anni, tra le 83mila e le 96mila opportunità lavorative. Eppure - è un paradosso nel paradosso - la difficoltà di reperimento di diplomati nell’indirizzo meccanico-meccatronico è in aumento: dal 2017 al 2018, si è passati dal 35% addirittura al 42 per cento. Le figure più richieste, in ottica 4.0, sono i tecnici per l’automazione e i sistemi meccatronici; i tecnici per la gestione e manutenzione ed uso di robot industriali; i progettisti di impianti industriali e gli addetti alla programmazione di macchine a controllo numerico. Tutti profili che sfornano facilmente i nostri Its. E infatti, da qualche anno, molte aziende meccaniche stanno correndo ai ripari e intrecciano strette collaborazioni con gli Its. Un esempio virtuoso, accade al “Cuccovillo” di Bari, che opera nell’ambito meccanico-meccatronico-sistema casa dal 2010. «Noi puntiamo su percorsi duali - racconta la presidente Lucia Scattarelli -. Lavoriamo con realtà come Bosch, Magneti Marelli, Natuzzi, Datalogic, Masmec, Maldarizzi, Ge Avio, Sanofi, Jindal Films, solo per citare alcune aziende. Formiamo giovani su competenze specialistiche che partono dalla produzione (programmatori macchine CNC, Team Leader, Lean) e, attraverso l’automazione, (PLC, Robot, Sensoristica) raggiungono le tecnologie abilitanti di Industria 4.0. Tutto in sintonia con le necessità delle aziende, rispondendo in tempo reale ai bisogni reali».

Dalla meccanica all’industria alimentare il passo è breve. Ma anche qui il “disallineamento” tra domanda e offerta di lavoro è ben presente. Nei prossimi cinque anni, le imprese del comparto stimano un fabbisogno occupazionale di 43.540 unità; il 7% (oltre 3mila persone) sono profili laureati (in materie economico-commerciali, scientifiche, ingegneristiche e giuridiche) o diplomati Its. Oltre 11.600 posizioni dovranno possedere il titolo di istruzione secondaria superiore, mentre per le restanti 28.830 sono richieste qualifiche professionali. Tutti, o quasi, dovranno possedere competenze sempre più specialistiche: digitali, utili più che mai per le certificazioni, tracciabilità/rintracciabilità di filiera, transazioni online (blockchain, valuchain). Il solo 4.0 richiederà competenze interdisciplinari necessarie a supportare l’innovazione continua, di prodotto e di processo, perseguita dal settore alimentare: si spazia dalle tecnologie innovative (nanotech, biotech, micro e nutraceutica, soft processing, energie rinnovabili); ai modelli innovativi (necessità del consumatore, nuovi sistemi di organizzazione e di distribuzione); passando per i design innovativi (imballaggi, ingredienti e ricette, gusto e colori, shelf-life, convenience e ready-toeat, nuove qualità).

Il tessile e il legno-arredo sono a caccia soprattutto di periti specializzati; mentre le imprese Ict punteranno la ricerca su analisti programmatori e progettisti/sviluppatori di software e app, di apparecchiature informatiche e loro periferiche, di impianti per le telecomunicazioni.

Il mismatch non risparmia neppure il comparto chimico-farmaceutico. All’anno, la chimica stima un fabbisogno di nuovo personale under 30 superiore alle 5mila unità; ma, anche qui, come in tutto il settore manifatturiero, le “difficoltà” di reperimento di diplomati e laureati oscillano tra il 25% e il 35%, in tutte le aree, dalla produzione alla vendita. Stesso film per le aziende del farmaco: da qui al 2021, ci sarà spazio per 2.500-3mila assunzioni, e circa la metà dei nuovi ingressi si troveranno di fronte a mansioni del tutto nuove; la restante metà sostituirà, ammodernandone il lavoro, i colleghi in uscita. La parola d’ordine pertanto è «multidisciplinarità»; vale a dire oltre a competenze prettamente mediche, occorreranno anche skill ingegneristiche, matematiche, informatiche; e capacità di lavorare in team. Anche qui: si tratta di conoscenze e abilità fornite proprio dagli Its.


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