Famiglie e studenti

Ocse, aumentano solitudine e disagio tra gli studenti

di Giuliana Licini

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Aumentano i sentimenti negativi tra gli adolescenti nei confronti della scuola, o meglio della comunità scolastica. Senso di solitudine, di esclusione, disagio sono sentimenti sempre più diffusi tra gli studenti di tutti i Paesi, anche se – indica uno studio dell'Ocse - a prevalere in larga maggioranza resta il sentimento di appartenenza alla scuola. Come sottolinea Francesco Avvisati, l'economista autore dello studio - che è un approfondimento sui risultati delle indagini Pisa - le risposte date dai ragazzi a una serie di domande ripetute nel corso degli anni (2003, 2012 e 2015) riguardanti la sensazione di esclusione, il sentirsi fuori posto o solo oppure all'apposto la facilità di fare amicizia o l'impressione di piacere agli altri studenti hanno visto prevalere sia a livello globale sia nel caso dell'Italia, una chiara tendenza all'aumento dei sentimenti negativi rispetto alla comunità scolastica e una riduzione, simmetrica, dei sentimenti positivi.

La qualità delle relazioni a scuola sembra, peraltro, riflettersi fortemente sul livello di soddisfazione con la vita espresso dai ragazzi e dalle ragazze di 15 anni. In Italia, per esempio, la quota di studenti che si dice d'accordo con l'affermazione «A scuola mi sento escluso/a» è aumentata dal 5% del 2003 all'11% del 2015, la percentuale di quanti indicavano di avere facilità a fare amicizia a scuola è calata dal 90% del 2012 all'83% del 2015, i ragazzi che si sentivano di “appartenere” alla comunità scolastica sono scesi dal 77% di sette anni fa al 67% e quelli che si sentono soli a scuola sono aumentati dal 7% all'11% e quanti sentono di piacere ai compagni di scuola sono calati dall'86% al 77%.

In media nell'Ocse la quota di ragazzi che si sentono esclusi è salita al 17% nel 2015 dal 7% del 2003, il senso di appartenenza è calato di 9 punti al 73%, la facilità di fare amicizia è diminuita dall'89% al 78%, mentre il senso di solitudine è aumentato dall'8% al 15% e gli studenti che si sentono a disagio o fuori posto sono aumentati dal 10% al 19%.

In generale, rileva lo studio, gli studenti che si sentono “esclusi a scuola” hanno una probabilità 3 volte maggiore di riportare un livello insufficiente di soddisfazione con la vita, cioè un valore tra 0 a 5 su una scala da 0 a 10. Il problema non è da poco: negli anni dell'adolescenza, periodo decisivo per scoprire e definire la propria identità, un forte senso di appartenenza alla scuola può aiutare a sentirsi più sicuri e può sostenere lo sviluppo sociale ed accademico.

Gli adolescenti che si sentono parte della comunità scolastica sono anche più motivati ad apprendere e quindi probabilmente ad andare meglio a scuola. Non a caso gli studenti che si sentono degli “outsider” hanno avuto 22 punti in meno nei test Pisa di apprendimento nelle scienze rispetto ai ragazzi che non si definivano tali.

Lo studio mette in relazione questo diffuso declino con il declino più generale delle comunità formate intorno a luoghi fisici, come i luoghi di lavoro, il vicinato e all'emergere di relazioni “virtuali” caratterizzate da nuovi codici (più esclusive, e meno inclusive) e dove quindi le amicizie “online” e i social network hanno un posto sempre crescente.

Senza vederci una colpa della scuola, lo studio suggerisce che la promozione del benessere a scuola debba da un lato cercare di individuare i giovani più a rischio, dall'altro promuovere, rivolgendosi a tutti, attività collaborative che permettono a tutti di sentirsi a proprio agio nelle ore trascorse sui banchi.


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