Famiglie e studenti

Nel decreto precari spunta la norma anti-Invalsi

di Eugenio Bruno

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La relazione tra la scuola italiana e la valutazione esterna si conferma complicata. Ultimo atto in ordine di tempo l’introduzione - nel decreto legge con la sanatoria per i prof precari atteso oggi in Consiglio dei ministri - di una norma anti-Invalsi . In pratica, la partecipazione ai test da parte dell’alunno non sarà più un requisito per poter sostenere l’esame di terza media. E neanche, come già avvenuto quest’anno, la maturità. Tutto ciò a neanche un mese dalla pubblicazione dei dati choc sui livelli di apprendimento degli studenti italiani che hanno certificato come, alla fine delle scuole superiori, uno studente su tre non capisce l’italiano. Figuriamoci l’inglese.

La modifica in arrivo sui test Invalsi
L’idea di intervenire sull’Invalsi è una novità dell’ultim’ora di cui non c’era traccia nei testi circolati nei giorni scorsi. La norma dovrebbe apportare due modifiche. Da un lato, cancellare la previsione che dall’anno prossimo le prove standardizzate di quinta superiore sarebbero diventate requisito di ammissione alla maturità dopo che per quest’anno era stato disposto un semplice rinvio. Dall’altro, eliminare questa circostanza anche in terza media. Dove la partecipazione ai test era già pre-condizione per sostenere l’esame. Alla base di questa decisione, dal punto di vista tecnico, ci sarebbe la necessità di uniformare il regime applicato alle verifiche conclusive dei cicli di studio. Mentre dal punto di vista politico decisivo potrebbe essere stata la risaputa avversione del M5S ai quiz e a tutto ciò che li accompagna.

Un Paese sempre più spaccato in due
Se confermata dal testo definitivo del decreto questa scelta arriverebbe a neanche un mese dalla pubblicazione dei risultati degli ultimi test che per la prima volta hanno monitorato i livelli di apprendimento alla fine delle superiori. Con un triplice campanello d’allarme che è risuonato per il nostro sistema d’istruzione, come sottolineato sul Sole 24 ore e su Scuola 24 dell’11 luglio scorso . Il primo warning è che l’Italia tra i banchi si conferma spaccata in due con il Sud e le Isole stabilmente al di sotto della media nazionale. Il secondo è che il gap Nord-Sud anziché diminuire con il passare degli anni aumenta. Il terzo è che arrivato in quinta superiore il 34,6% degli alunni non raggiunge i livelli richiesti in italiano. E il 41,7% in matematica. Mentre quasi due studenti su tre non superano la prova di ascolto in inglese. Numeri che avevano colpito anche il ministro leghista Marco Bussetti e che avevano spinto i suoi tecnici a correre ai ripari. Immaginando un piano di azioni con cui supportare le scuole in difficoltà delle 4 regioni più indietro: Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

I possibili effetti dell’allentamento
La preoccupazione degli esperti di valutazione scolastica è che eliminando il collegamento con l’esame di terza media e negandolo anche alla maturità si riducano drasticamente i tassi di partecipazione ai test Invalsi. Con un effetto innanzitutto statistico visto che per essere rilevanti - a livello di classe, di scuola e di regione - le prove standardizzate devono aver visto la partecipazione del 50% degli alunni. Ma ridurre la loro capillarità renderebbe molto più difficile elaborare dei piani di miglioramento tarati sulle esigenze delle singole aree del paese e, se possibile, dei singoli istituti scolastici. Rendendo di fatto ancora più difficile ogni tentativo di colmare il ritardo delle regioni meridionali.

Confermata la sanatoria per i precari
Il resto del decreto atteso oggi sul tavolo di Palazzo Chigi appare invece confermato. A cominciare dalla sanatoria che è stata anticipata nei giorni scorsi e che dovrebbe interessare circa 55mila docenti precari con tre anni di servizio. Attraverso il doppio canale anticipato nei giorni scorsi: l’avvio di percorsi abilitanti straordinari (Pas) - in convenzione con le università - riservati al personale docente della scuola secondaria con una esperienza di servizio pari ad almeno tre anni negli ultimi otto e a a chi svolto un dottorato di ricerca; un concorso straordinario da 24mila posti a cui potranno partecipare i prof con 36 mesi di servizio, anche non consecutivi, svolti tra il 2011/12 e il 2018/19. Due misure che partiranno entro dicembre.


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