Famiglie e studenti

Scuola-autostrade, nodo autonomia da 10 miliardi

di Gianni Trovati

Sull’autonomia differenziata il vertice di martedì ha prodotto «passi avanti», giurano entrambi i partner di governo. Ma ha generato anche una nuova riunione a Palazzo Chigi, per le 9 di dopodomani. Per le 11.30, sempre giovedì, è convocato un consiglio dei ministri, che potrebbe ospitare un nuovo giro di tavolo per le pre-intese. Ce la faranno? «Sono ottimista di natura», spiega il vicepremier leghista Salvini. «Ma c’è ancora molto da fare», avverte il collega a Cinque Stelle Di Maio. Gli ostacoli principali si concentrano fra le richieste di Lombardia e Veneto, e riguardano due temi chiave: la scuola, che da sola costa 8,5 miliardi nelle due regioni del Nord, e le concessioni di autostrade e ferrovie. In discussione restano anche le sovrintendenze, e alcune competenze ambientali. In tutto, si può calcolare in circa 10 miliardi la spesa statale sulle funzioni che Milano e Venezia chiedono per sé senza ottenere il via libera, mentre carte emiliano-romagnole sono decisamente più leggere sul piano finanziario perché puntano soprattutto ad allargare gli spazi decisionali su programmazione e gestione delle competenze. «Non chiediamo un euro in più», taglia corto il governatore Stefano Bonaccini. Anche se Bologna, come Lombardia e Veneto, punta a stabilizzare le quote attuali dei fondi nazionali come quelli dello spettacolo o del trasporto pubblico. Ipotesi che fatica a farsi strada al Mef.

Fondi e «perequazione»

Sui soldi la tensione continua a essere alta, insieme alla confusione. L’ipotesi di garantire alle Regioni un finanziamento pari alla spesa media pro-capite, che avrebbe spostato un miliardo solo per la scuola in Lombardia e Veneto, è caduta da tempo. Il trasferimento delle funzioni avverrà a «spesa storica», cioè regionalizzando ciò che lo Stato spende oggi per le competenze che saranno trasferite. Ma entro tre anni bisognerà costruire gli standard misurati sui livelli essenziali delle prestazioni, come da richiesta M5s. Sempre i Cinque Stelle chiedono un fondo di perequazione. Lo scopo è chiaro, sintetizzato da Di Maio con il fatto che «l’autonomia non deve andare a discapito delle altre regioni». Ma come? Per il momento testi sul tema non sono arrivati sui tavoli delle trattative. Un’ipotesi è prevedere una banda di oscillazione delle quote di tributi riconosciuti alle Regioni per finanziare le funzioni trasferite. In pratica, la quota di compartecipazione (dell’Irpef, per esempio) serve a finanziare una funzione trasferita (la scuola, per esempio). Ma se il Pil della regione ad autonomia differenziata cresce in modo più vivace del previsto, le ricadute fiscali si tradurrebbero in un iperfinanziamento di quella funzione, per cui andrebbe abbassata l’aliquota di compartecipazione. Il meccanismo funzionerebbe anche al contrario, per evitare sottofinanziamenti in caso di crisi. Ma per ora è una discussione quasi solo teorica. E piuttosto cervellotica, per un meccanismo che sposterebbe pochi milioni.

La battaglia sulla scuola

Per passare a un piano più concreto, però, bisogna prima decidere il destino della scuola, che da sola assorbe l’ampia maggioranza delle risorse legate alle competenze in duscussione. Lombardia e Veneto chiedono di regionalizzare l’istruzione, prevedendo ruoli regionali per gli insegnanti (opzionali, gli interessati potrebbero chiedere di rimanere negli elenchi nazionali), ma sul punto il «no» Cinque Stelle è netto. «La scuola regionale si farà», ha rilanciato in un’intervista domenicale al Corriere del Veneto il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, leghista. Ma lo stesso ministero ha firmato ad aprile con i sindacati un’intesa che chiede di rafforzare il ruolo nazionale della scuola. Difficile che Salvini voglia fare le barricate su un tema come questo, che peraltro complicherebbe parecchio la vita delle Regioni. Ma bisogna trovare il modo di uscirne. E bisogna anche affrontare la questione della mobilità che negli ultimi anni ha visto uscire da Lombardia e Veneto quasi un quarto degli insegnanti che in Italia hanno cambiato regione (Sole 24 Ore di ieri). In arrivo invece ci sarebbe la piena regionalizzazione dei concorsi in sanità.

La questione concessioni

Il negoziato continua poi a incagliarsi sulla richiesta, sempre Lombardo-Veneta, di regionalizzare proprietà e concessioni di autostrade e ferrovie. Le grandi reti di trasporto devono restare nazionali, resiste il ministero delle Infrastrutture non senza argomenti validi. Ma dallo stesso ministero arrivano aperture sulle strade che non valicano i confini regionali, ma anche sulle competenze legate a governo del territorio, difesa del suolo e governance degli aeroporti.

Cultura e ambiente

Le distanze si avvicinano anche su cultura e Ambiente. Sulla regionalizzazione integrale delle sovrintendenze il Mibact guidato da Alberto Bonisoli (Cinque Stelle) continua a resistere ma un semaforo verde ieri si sarebbe acceso sul passaggio alle regioni delle competenze sui piani paesaggistici, che nell’agenda delle sovrintendenze occupano un posto non secondario. Simile l’atteggiamento del ministero dell’Ambiente: «no» a passare alle Regioni l’ultima parola sulle valutazioni d’impatto ambientale, ma discussione aperta su rifiuti, bonifiche e disciplina del danno ambientale.


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