Personale della scuola

Allarme Anp: 2.300 scuole senza preside

di Eu. B. e Cl. T.

A settembre le scuole italiane rischiano di dover fronteggiare una nuova emergenza-reggenze. Il combinato disposto dei maxi pensionamenti dovuti a quota 100 e dello stop al concorso per dirigenti giunto dal Tar Lazio può portare un istituto su tre a riaprire i battenti dopo l’estate senza un capo “titolare”. Con picchi ancora superiori in Piemonte, Toscana e Veneto. A dirlo sono le stime elaborate dall’Anp per Il Sole 24 ore del Lunedì.

Su 7.859 scuole censite - che non comprendono Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, ndr - ben 2.363 verrebbero affidate a un reggente. Alle 1.999 sedi vacanti, che tengono già conto delle 450 uscite per effetto di quota 100, vanno aggiunti i 364 istituti sottodimensionati. E si arriva cosi alle 2.363 reggenze quantificate dall’Associazione nazionale presidi. Una stima che fa il paio con le 3mila istituzioni scoperte preventivate dalla Cisl Scuola. Complice la presenza di un dirigente scolastico come Marco Bussetti alla guida del ministero, a viale Trastevere hanno ben presente il tema. Ma speravano di poter contare sulla conclusione positiva del concorso per 2.900 posti che era ormai alle ultime battute, con solo due commissioni che non hanno ancora svolto l’orale, e che è stato invece annullato dalla sentenza del Tar Lazio di martedì scorso per la situazione di incompatibilità in cui versavano tre membri della commissione plenaria che ha fissato i criteri di valutazione delle prove. Contro quella pronuncia Anp ha presentato ricorso. Così come il Miur che nell’appello al Consiglio di Stato ha chiesto la sospensiva in via cautelare.

Ottenerla o meno non è questione di poco conto. Se i giudici di Palazzo Spada la negassero, la macchina della selezione si fermerebbe, in attesa della decisione nel merito prevista entro il 2019, e al massimo verrebbero fatti salvi i risultati della prova preselettiva. Se invece la accordassero si potrebbero concludere le operazioni concorsuali, ammettere con riserva, magari in tempo per l’avvio del nuovo anno, i vincitori e preparare nel frattempo un piano B qualora il Consiglio di Stato desse ragione al Tar nel merito. A quel punto si potrebbe pensare a una nuova “salva-presidi”, sulla falsariga della sanatoria inserita a suo tempo nella Buona Scuola per chiudere la partita con il concorso precedente datato 2011. Per una questione che attende una soluzione, un’altra giunge al traguardo. Oggi i sindacati sono attesi all’Aran per la firma definitiva del contratto 2016/2018, sottoscritto a dicembre 2018, che riconosce circa 450 euro di aumento a 7.452 presidi (e altri incrementi a 300 dirigenti di università ed enti di ricerca).


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