Famiglie e studenti

L’Ocse conferma: prof italiani troppo “vecchi”, entro 10 anni in pensione 1 su 2

di Alessia Tripodi

Sono più “vecchi” della media Ue , per la maggior parte donne e quasi 1 su 2 andrà in pensione entro i prossimi dieci anni. Sono contenti delle relazioni con gli studenti e della formazione che hanno ricevuto (anche se quella iniziale risulta un po’ carente). Hanno a che fare sempre di più con contesti multiculturali, con problemi di bullismo e con le nuove tecnologie, rispetto alle quali vorrebbero essere più formati. È l’identikit dei docenti italiani disegnato dall’edizione 2018 dell’indagine Ocse -Talis (Teaching and Learning International Survey) . In ognuno dei 48 paesi oggetto dello studio è stato selezionato un campione di 200 scuole, rappresentativo di circa 4mila insegnanti. In Italia sono stati coinvolti 3.612 docenti e 190 dirigenti scolastici delle scuole medie.

I numeri
I docenti italiani hanno in media 49 anni (contro una media Ocse di 44 anni ) e lil 48% ne ha 50 e più. I dirigenti scolastici ne hanno mediamente 56 (52 nei Paesi OCSE), il 78% dei docenti e il 69% dei dirigenti scolastici è di sesso femminile (a fronte, rispettivamente, di un 68% e un 47% nei paesi Ocse). Il 97% dei docenti concorda nel definire positive
le relazioni tra studenti e insegnanti, e il 3% dei dirigenti scolastici segnala atti di bullismo tra i propri studenti, percentuale comunque inferiore al 14% registrata negli altri paesi. Il 35% degli insegnanti lavora in scuole in cui almeno il 10% degli studenti ha un background migratorio (a fronte di una media Ocse del 17%).

Apprendimento e insegnamento
Durante una lezione tipica, dice il rapporto, i prof italiani dedicano il 78% del tempo in classe all’insegnamento e all’apprendimento, la stessa media degli altri paesi della rilevazione. In Italia, il 74% degli insegnanti valuta regolarmente i progressi degli studenti osservandoli e fornendo un riscontro immediato. In generale, la stragrande maggioranza dei docenti e dei dirigenti scolastici considera i propri colleghi aperti al cambiamento e le proprie scuole come luoghi che hanno la capacità di adottare pratiche innovative.

Formazione
Il 64% degli insegnanti italiani ha ricevuto una formazione iniziale su contenuti disciplinari, pedagogia e sulla gestione della classe ( 79% in Ocse). Il 61% dei presidi italiani ha completato un programma o un corso di amministrazione scolastica o di formazione per dirigenti (a fronte di una media degli altri Paesi del 54%). Partecipare alla formazione in servizio è comune tra insegnanti e dirigenti scolastici in Italia. Il 93% dei docenti (media Ocse 94%) e il 100% dei dirigenti scolastici (media Ocse 99%) ha frequentato almeno un’attività di sviluppo professionale nell’anno precedente all’indagine. Nel nostro Paese l'81% dei docenti partecipa a corsi di formazione e seminari, mentre il 25% opta per la formazione basata sull’ apprendimento tra pari e sul coaching. In ogni caso, i nostri prof sembrano soddisfatti della formazione ricevuta: l’84% riferisce un impatto positivo sulla propria pratica d’insegnamento, mostrando livelli più elevati di autoefficacia e soddisfazione lavorativa. La percentuale è superiore alla media dell’82% degli altri Paesi.

Tecnologie in classe
Lo studio attesta poi che in media il 47% degli insegnanti italiani consente quasi sempre agli studenti di utilizzare le Tic (Tecnologie per l’informazione e la comunicazione) per progetti o lavori in classe (53% la media Ocse). Il 68% dei docenti ha partecipato ad attività di sviluppo professionale incluso l’uso delle Tic per l’insegnamento nei 12 mesi precedenti l'indagine, ma la formazione sulle tecnologie in classe resta comunque un tema di sviluppo professionale di cui gli insegnanti segnalano un forte bisogno: il 17% in Italia (18%
media Ocse). In media, in Italia, infine, il 31% dei dirigenti scolastici ritiene che la qualità dell'istruzione nella propria scuola sia frenata da un’inadeguatezza della tecnologia digitale per la didattica (25% media Ocse).


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