Famiglie e studenti

I consigli agli studenti per affrontare il colloquio

di Laura Virli

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Al via la nuova maturità con una prova orale completamente rinnovata. L'intento è quello di sostituire, una volta per tutte, l'impianto del vecchio colloquio che, pur avendo una connotazione multidisciplinare, il più delle volte si traduceva in una interrogazione su tutte le materie.
Ora le nuove regole pongono le basi per rendere l'esame una vera prova di “maturità”. Se, quindi, è vero che gli studenti sono preoccupati perché il colloquio non parte più dalla loro tesina, in realtà non si tratta di un “salto nel buio”. Cerchiamo di spiegare i motivi.


Collegialità come parola d'ordine
La commissione, intanto, ha l'obbligo di lavorare in modo realmente collegiale. Il colloquio, così congeniato, non potrà essere il risultato di una somma di interrogazioni, ma un “unicum” che permetterà di valutare le competenze disciplinari e trasversali acquisite, ma anche di mettere in luce le esperienze svolte nel percorso di studi del candidato.


Preparazione dei colloqui
In fase di insediamento la commissione sorteggia la classe e la lettera da cui iniziare i colloqui e prepara il calendario. L'avvio dei colloqui è fissato almeno due giorni dopo (i festivi esclusi) la pubblicazione dei risultati delle prove scritte.
Di norma vengono interrogati cinque candidati al giorno. Ogni colloquio ha una durata ottimale di 50-60 minuti. Comprende tre fasi. Il presidente garantisce una strutturazione equilibrata del colloquio nelle diverse fasi e tra i diversi ambiti disciplinari. In ogni caso, la gestione è unitaria e non per rigide fasi distinte.


La prima fase
Ogni candidato inizia la prima fase sorteggiando una tra tre buste, contenente un documento da cui ha avvio la discussione. Nella busta ogni studente non trova domande, o peggio elenchi di domande, ma un “singolo materiale”, scelto dalla commissione in coerenza con il percorso didattico illustrato dal consiglio di classe nel documento del 15 maggio, e in modo da risultare interessante, stimolante, di facile comprensione, omogeneo tra tipologie e livello di difficoltà.
Si tratterà, ad esempio, di un brano in poesia o in prosa, in lingua italiana o straniera, un quadro, una foto, un grafico, una tabella da cui partire per fare collegamenti interdisciplinari con le materie. Il materiale costituisce l'incipit finalizzato a verificare l'autonomia e la capacità di orientamento del candidato.
Si stabilisce a priori, e caso per caso, il commissario che conduce l'approccio alla prima parte; gli altri commissari si inseriscono progressivamente per approfondire aspetti disciplinari, anche non direttamente collegati al materiale di partenza.


La seconda fase
Nella seconda fase il candidato relaziona, anche attraverso un elaborato multimediale, sui percorsi effettuati per le competenze trasversali e per l'orientamento (Pcto, ex alternanza scuola lavoro) mettendo in risalto la dimensione orientativa delle esperienze svolte nel triennio.


La terza fase e la discussione degli elaborati
La terza fase è dedicata ad accertare le conoscenze e le competenze maturate nelle attività relative a Cittadinanza e Costituzione inserite nel Documento del 15 maggio.
Naturalmente, sarà dedicato apposito spazio, non necessariamente alla fine, alla discussione degli esiti delle prove scritte, durante la quale la commissione saggerà la capacità dello studente di autocorreggersi.


La valutazione
La commissione assegna un voto massimo di 20 punti. Non è stabilita dalla legge una soglia di sufficienza. Non vi è (a differenza delle prove scritte) una griglia nazionale anche perché le situazioni di contesto sono molto diversificate.


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