Famiglie e studenti

Modificati (di poco) i criteri e i requisiti delle mense scolastiche biologiche

di Amedeo Di Filippo

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Pericolo scampato per i tanti Comuni che assicurano un servizio di refezione scolastica di qualità. I criteri di riparto del Fondo per le mense biologiche, istituito dall'articolo 64, comma 5-bis, del Dl 50/2017 per ridurre i costi a carico dei beneficiari del servizio di mensa scolastica biologica e realizzare iniziative di informazione e promozione nelle scuole, rimangono sostanzialmente quelli dell'anno scorso, nonostante i tentativi del Mipaaf di stringere i cordoni della borsa. Tanto si evince a seguito dell'intesa sancita nella Conferenza unificata del 16 maggio sullo schema di decreto interministeriale di modifica del Dm 2026 del 22 febbraio 2018, che appunto definisce i criteri e le modalità di ripartizione del Fondo.


I riferimenti
A seguito delle “Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica”, approvate nel 2010, l'articolo 4 del Dl 104/2013 ha impegnato il ministero delle Politiche agricole ad elaborare appositi programmi di educazione alimentare e disposto che nei bandi delle gare d'appalto per l'affidamento e la gestione dei servizi di refezione scolastica e di fornitura di alimenti e prodotti agroalimentari nei nidi e nelle scuole sia garantita un'adeguata quota di prodotti provenienti da sistemi di filiera corta e biologica e comunque a ridotto impatto ambientale e di qualità.

L'articolo 64 del Dl 50/2017 ha poi istituito, al comma 5-bis, il “Fondo per le mense scolastiche biologiche”, con una dotazione di 4 milioni di euro per l'anno 2017 e 10 milioni annui a decorrere dal 2018, destinati a Regioni e Province autonome per ridurre i costi a carico dei beneficiari del servizio di mensa scolastica biologica e realizzare iniziative di informazione e promozione nelle scuole e di accompagnamento al servizio di refezione.

Il Dm del 2017
Col Dm 18 dicembre 2017, 14771 il Mipaaf ha approvato i criteri e i requisiti delle mense scolastiche biologiche. Il provvedimento consegna alle stazioni appaltanti e ai soggetti eroganti il servizio l'onere di prevedere nella documentazione di gara o nei relativi contratti i requisiti, le specifiche tecniche e i criteri di premialità correlati a percentuali minime, requisiti e specifiche tecniche della mensa scolastica biologica.

Il Dm inoltre crea presso lo stesso ministero un elenco delle stazioni appaltanti che hanno proceduto all'aggiudicazione del servizio di mensa scolastica biologica e dei soggetti eroganti, i quali possono vengono iscritti una volta accertata la conformità del contratto ai requisiti del decreto. Inoltre istituisce uno o più marchi collettivi identificativi della mensa scolastica biologica in funzione delle percentuali di prodotto biologico utilizzato e ne stabilisce i relativi piani di controllo.

I Dm del 2018
Col Dm 22 febbraio 2018, 2026 il Mipaaf ha definito i criteri e le modalità di riparto tra le regioni e le province autonome del Fondo per le mense scolastiche biologiche. Col successivo Dm 29 novembre 2018 ha ripartito le risorse 2018, per un totale di 10 milioni di euro da dividere per il numero totale di pasti erogati.

Le Regioni e le Province autonome hanno poi trasferito almeno l'80% delle risorse ai soggetti iscritti nell'elenco utilizzando direttamente o trasferendo ai comuni la restante quota per la realizzazione di iniziative di informazione e di promozione nelle scuole e di accompagnamento al servizio di refezione.

Le precedenti proposte
Al fine di evitare fenomeni distorsivi nella distribuzione delle risorse, il Mipaaf ha sottoposto alle regioni alcune bozze di modifica del Dm del 2018, con l'intenzione di fissare la quota massima per pasto agli 89 centesimi indicati dal Dm stesso, che però derivano dalla divisione matematica dei 10 milioni di euro disponibili per il numero totale dei pasti dichiarati nelle domande presentate l'estate scorsa.

Ha inoltre proposto il tetto di 550 mila euro per singolo ente, subito stigmatizzato come iniquo perché colpisce gli enti che più hanno investito nel biologico a scuola e non in linea con le previsioni di legge, che da un lato assegnano annualmente le risorse “sulla base del numero dei beneficiari del servizio di mensa biologica presenti in ciascuna regione e provincia autonoma”, dall'altra le vincolano alla riduzione dei costi a carico dei beneficiari, quindi al numero dei pasti erogati.

Il Dm del 2019
Dopo un lungo tira e molla, le modificazioni introdotte dal Dm passato in Unificata sono di tenore diverso rispetto alle prime formulazioni proposte dal Mipaaf. L'articolo 3 ora prevede che le risorse del Fondo vengano assegnate alle regioni e alle province autonome:
- per l'86% sulla base del numero dei beneficiari del servizio mensa scolastica biologica registrati al 31 marzo, da destinare alla riduzione dei costi a carico dei beneficiari;
- per il restante 14% sulla base della popolazione scolastica, da utilizzare per iniziative di informazione ed educazione alimentare.
Viene inoltre spostata al 31 luglio la scadenza per presentare al ministero la relazione illustrativa delle iniziative realizzate nell'anno precedente per entrambe e quote di finanziamento.

L'articolo 4 affida a Regioni e Province autonome l'onere di trasferire la quota dell'86% delle risorse a Comuni e gestori per ridurre i costi a carico dei beneficiari, ma il contributo non può superare l'importo massimo del 16% del Fondo, ossia di un ammontare ben superiore ai 500 mila euro proposti fin dall'inizio dal Mipaaf. Questo tetto, si legge nelle premesse al decreto, è stato voluto dal ministero «al fine di limitare gli effetti distorsivi e tenendo in considerazione le economie di scala derivanti dall'erogazione di un numero elevato di pasti». Messo in questi termini si tratta di un limite ragionevole, in quanto consente all'un tempo di distribuire maggiori risorse a più soggetti e non mortifica gli ottimi risultati raggiunti dai tanti comuni che nel biologico a mensa hanno molto investito.


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