Famiglie e studenti

Spendiamo più per gli interessi sul debito che per la scuola

di Marzio Bartoloni

Se il futuro di un Paese si misura sugli investimenti che si fanno sulla formazione e l’istruzione dei propri giovani l’Italia non solo prevede in futuro di ridurli - in vista anche della diminuzione del numero degli studenti - ma a politiche invariate con il debito in crescita tra 15 anni spenderemo in interessi il doppio di quanto facciamo per la scuola. A certificarlo è il Def del Governo che intanto ribadisce come già il costo annuale del nostro debito superi quello per l’istruzione: nel 2020 la spesa per interessi sarà del 3,6% del Pil contro il 3,5% in istruzione. Una china che agli studenti non piace: «È inaccettabile continuare a non considerare l’istruzione come una priorità»

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Già prima della crisi il nostro Paese si trovava nella seconda metà della classifica europea per percentuale di spesa in istruzione rispetto al Pil. Dal 2011 invece si colloca stabilmente negli ultimi posti. Nel 2016 (ultimo anno disponibile con i dati Eurostat) risultava quintultima tra i 28 paesi dell'Unione europea. E ora, come già anticipato daScuola24 l'istruzione si conferma un “capitolo di spesa” poco attrattivo anche per il governo giallo-verde: Nel 2020, è scritto a pagina 99 del «Def», appena approvato dal governo, la spesa per questo settore rispetto al Pil scende al 3,5 per cento. Nel 2025 si passa al 3,3; nel 2030 al 3,2; nel 2035 al 3,1 per cento. «A partitre dal 2022 tale riduzione - si legge ancora nel Def - è essenzialmente trainata dal calo degi studenti indotto dalle dinamiche demografiche. Il rapporto riprende a crescere leggermente nella parte finale del periodo di previsione attestandosi intorno al 3,4% nel 2070». La cosa che colpisce è, a parte la bassa propensione a investire nell’istruzione che arriva ormai da molto lontano, il fatto che ormai il nostro Paese spende e spenderà sempre di più per pagare il suo debito (arrivato quasi al 135% del Pil). Sempre nel Def si calcola che la spesa per interessi passerà dal 3,6% del Pil nel 2020 al 4,4% nel 2025 per schizzare poi al 5,5% nel 2025 e al 6,3% nel 2035. In pratica tra quindici anni - a politiche invariate - spenderemo il doppio per interessi sul debito che per finanziare l’istruzione dei ragazzi.

«Come i Governi precedenti, quello attuale non intende guardare al futuro, al nostro futuro: le condizioni in cui versano le scuole e università sono una vergogna nazionale e una condanna per la nostra generazione», avverte Giacomo Cossu, coordinatore nazionale della Rete della Conoscenza.
«Già in questo autunno in Legge di Bilancio sulla scuola sono stati tagliati 60 milioni di euro senza nessun investimento sul diritto allo studio mentre i tassi di dispersione scolastica raggiungono picchi del 33%», aggiunge Giulia Biazzo, coordinatrice nazionale dell'Unione degli Studenti -, mentre si continua a disinvestire sulla scuola e si sottovaluta la fondamentale necessità di investire nella formazione come pilastro di questo Paese in cui non esistono forme di reddito di formazione, il progetto leghista del Miur prende piede con il progetto di autonomia differenziata». Negative anche le prospettive per l’università secondo Alessiìo Bottalico coordinatore nazionale di Link Coordinamento Universitario: «La retorica del cambiamento di questo Governo è stata definitivamente distrutta. Già nella Legge di Bilancio ci sono stati accantonamenti su Università, diritto allo studio e ricerca, con atenei senza docenti e con aule che crollano a pezzi e tanti studenti che rischiano di rimanere senza borsa di studio ed impossibilitati nel portare avanti il proprio percorso di studi. Per questo stiamo costruendo una proposta partecipata dagli studenti sul diritto allo studio e insieme ai ricercatori abbiamo lanciato assemblee per rimettere al centro un'idea di Università finanziata. pubblica e gratuita»,


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