ITS e imprese

Per i super-tecnici il lavoro arriva subito dopo il diploma

di Claudio Tucci

«Una grande azienda multinazionale aveva l’esigenza di formare esperti in tecnologie digitali, ma in possesso anche di competenze di meccatronica. L’Its Rizzoli, al top nel settore dell’Ict, ci ha coinvolti e insieme abbiamo co-progettato un percorso ad hoc per tecnici superiori 4.0 in linea con la nuova frontiera dello smart manufacturing».

Monica Poggio è ad di Bayer e presidente dell’Its Lombardia Meccatronica - altra eccellenza formativa post scuole secondarie - oltre ad essere, da qualche mese, referente per la valorizzazione degli Its per Confindustria Lombardia: «Dalla gestione dati alle nuove tecnologie, passando per le competenze tecniche e le soft skill - spiega Poggio -, oggi le imprese chiedono elevata specializzazione, e il canale terziario, non accademico, rappresentato dagli Istituti tecnici superiori è la risposta giusta. Nel nostro Its, per esempio, ci sono 94 soci, di cui 50 aziende; abbiamo 10 percorsi attivi, in tre indirizzi della meccatronica industriale, autoferrotranviaria e da quest’anno, biomedicale. Qualche risultato? Dal 2014 al 2018 si sono diplomati 144 studenti, il 95% è occupato in un campo coerente con il percorso di studio svolto in aula e on the job. Il restante 5% ha ricevuto offerte di impiego, ma i ragazzi hanno preferito proseguire negli studi universitari».

Dalla Lombardia al Piemonte il passo è breve. Anche qui, dove sono presenti due importanti distretti, Aerospaziale e Meccatronico ed Automotive (80% del Pil italiano di robotica è prodotto in Piemonte, ndr) temi come formazione “subito professionalizzante” e mismatch sono sentiti: «Nel territorio la domanda delle imprese supera di tre volte l’offerta e ai nostri corsi le candidature sono anche 10 volte superiori ai posti disponibili», racconta Stefano Serra, ad di Teseo Spa (gruppo EES Clemessy Italy) e presidente dell’Its mobilità sostenibile - aerospazio e meccatronica Piemonte. «La forza del Its Piemonte - sottolinea Serra - è nell’integrare la didattica con le pmi che ruotano intorno alle grandi aziende di riferimento (Leonardo, Thales Alenia Space ed Avioaero nell’aerospazio o Fca e Gm Powertrain nell’automotive). Tutte imprese che mettono a disposizione le proprie competenze per un terzo dei corsi, creando le condizioni per i ragazzi iscritti di dimostrare come lo studio tra aula e laboratorio porti dei risultati indiscutibili quando affrontano gli importanti stage aziendali per un altro terzo dei corsi». Ed i risultati si vedono: il tasso di occupazione dei diplomati a 12 mesi dal titolo è del 98%. L’Its “piemontese” ha stretto la prima partnership strategica con l’accademia, il politecnico di Torino, che si concretizzerà a Torino nella Cittadella delle Professionalizzanti con oltre 5mila metri quadrati per l’Its tra Manufacturing Training and Competence Center e Polo Aerospazio.

Gli Its, le super scuole di tecnologia post diploma, si confermano un formidabile passepartout per il lavoro. Anche gli ultimi dati del monitoraggio Miur-Indire che saranno presentati a maggio lo testimoniano: l’inserimento nel mondo del lavoro, a livello nazionale, si attesta all’80%; e nel circa 90% dei casi avviene in un’area coerente con il percorso concluso. Ciò accade perché gli Its si collegano a un reale bisogno delle aziende, e formano le persone per un “mestiere”: i docenti infatti che provengono da imprese o realtà professionali sono circa il 70% e in stage si fa oltre il 40% delle ore totali. Certo, a una decina d’anni dal loro debutto, i numeri sono purtroppo ancora di nicchia: le fondazioni, che gestiscono gli Its, hanno superato quota 100, ma gli studenti frequentanti sono meno di 12mila; un dato di gran lunga inferiore alla Germania, per esempio, dove i ragazzi che frequentano sistemi di formazione terziaria professionalizzante sono 764.854. In Francia sono 529.163, in Spagna 400.341, nel Regno unito 272.487.

Il punto è che ora serve uno scatto di reni: «Gli Its - incalza Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il capitale umano - devono diventare la base di un effettivo sistema terziario professionalizzante in Italia, con piena dignità e riconoscibilità, un sistema che si caratterizza per lo strutturale collegamento con le imprese che è tipico degli istituti tecnici superiori e garantisce lavoro ai giovani e sviluppo al Paese. Hanno dimostrato che funzionano, adesso bisogna farli decollare garantendo fondi adeguati e pluriennali».

Il governo, dopo il rifinanziamento deciso dal precedente esecutivo, legato a Industria 4.0, mette sul piatto, quest’anno, circa 50 milioni; una fetta un pò più ampia arriva invece dalle regioni. C’è esigenza, tuttavia, di gioco di squadra tra Miur, Mise e Regioni; e serve un’operazione di semplificazione burocratica e normativa.

La strada però è tracciata: a Frosinone, in autunno, debutterà il primo Its manifatturiero del Lazio, legato al territorio e ai nuovi paradigmi connessi con Industria 4.0 (a capo della fondazione, Maurizio Stirpe, vice presidente di Confindustria per il lavoro e le relazioni industriali); a Napoli, invece, è partito nel dicembre 2018 l’Its Moda Campania: «Abbiamo tre corsi, a Napoli per il tessile, a Solofra nel distretto conciario, e a San Leucio, Caserta, per la seta - sottolinea Carlo Palmieri, presidente della fondazione e vice presidente nazionale con delega al Mezzogiorno di Sistema moda Italia -. Sono presenti diverse aziende, tra cui Carpisa, Isaia, Dmd, Dlg Learher, Finamore, il Cis di Nola, la Stazione Sperimentale Pelli. Il nostro obiettivo? Formare tecnici superiori qualificati che, dopo due anni di corso, possano entrare in azienda».

Del resto, il link, stretto, tra teoria e pratica “sul campo” è la cifra distintiva degli Its. Un altro esempio? All’Its Umbria Academy: «Qui, quest’anno - fa sapere il direttore, Nicola Modugno - gli studenti partecipano al processo di upgrade della funzione di settaggio della sospensione di una moto da strada, che determinerà come output finale il passaggio da una regolazione meccanica ad una regolazione automatica controllata da un’app e quindi digitalizzata. Si tratta dell’effettiva applicazione del brevetto di un’azienda partner, che porterà all’ingegnerizzazione e alla produzione di serie».


© RIPRODUZIONE RISERVATA