Famiglie e studenti

Indennità di frequenza, per ottenere il beneficio non basta il solo requisito sanitario

di Andrea Alberto Moramarco

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Il giudice che, tramite accertamento tecnico preventivo, abbia verificato la sussistenza del requisito sanitario previsto dalla legge per l'erogazione dell'indennità di frequenza non può ordinare all'Inps di pagare il beneficio, in quanto è necessario che l'ente previdenziale proceda alla verifica della sussistenza degli altri requisiti extrasanitari previsti dalla specifica normativa. Ad affermarlo è la Sezione lavoro della Cassazione con la sentenza 9876, depositata martedì scorso.


Il caso
La vicenda prende le mosse dall'accertamento tecnico preventivo chiesto dalla madre di un minore, in base all'articolo 445-bis Codice di procedura civile, finalizzato a verificare la sussistenza del requisito sanitario previsto per l'ottenimento in favore del figlio del beneficio della cosiddetta indennità di frequenza, ovvero la prestazione economica, erogata su richiesta, finalizzata all'inserimento scolastico e sociale dei minori con disabilità. Una volta accertato il requisito sanitario, il Tribunale condannava l'Inps al pagamento dei ratei del beneficio, ma l'ente previdenziale si opponeva poiché non vi era stata alcuna valutazione sui requisiti extrasanitari previsti dalla legge per l'erogazione del beneficio.
La questione passava così subito all'esame della Cassazione, chiamata a decidere se il giudice possa ordinare il pagamento del beneficio anche in assenza della prova della sussistenza degli altri requisiti che la legge impone.


La decisione
La questione, senza specifici precedenti, viene risolta dai giudici di legittimità in favore dell'Inps, in quanto nella fattispecie il requisito sanitario non era accompagnato dalla sussistenza degli altri requisiti di legge. La Suprema corte analizza a fondo l'istituto dell'accertamento tecnico preventivo nelle controversie previdenziali e assistenziali e sottolinea il suo ruolo di deflazione del contenzioso e di filtro, in quanto vi sarebbe «un inutile dispendio dell'azione amministrativa» in caso di «accertamenti non conseguenti ad una positiva verifica delle condizioni sanitarie».
Una volta che vi sia stato tale accertamento poi - a seguito o meno di contestazioni - esso sarà vincolante nei confronti dell'ente previdenziale, il quale «dovrà limitarsi all'accertamento della sussistenza dei requisiti extrasanitari». Tale ultima verifica, sottolinea il Collegio, non può però essere obliterata dall'accertamento giudiziale del requisito sanitario, il quale «non può contenere un'efficace declaratoria sul diritto alla prestazione, destinata a sopravvenire solo in esito ad ulteriori accertamenti», vertenti su un piano diverso da quello sanitario.


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