ITS e imprese

Gli industriali bresciani apripista con «It’s my future»

di Matteo Meneghello

All’interno dell’auditorium ci sono gli imprenditori e i rappresentanti delle istituzioni. Ma soprattutto ci sono i professori, gli studenti e i genitori. Tutti con gli occhi bene aperti, con sguardi ed espressioni diverse, che vanno dall’incuriosito all’interessato. C’è da capirli. Non capita tutti i giorni che si parli di loro, in prima persona. Che si parli del loro futuro.

«It’s my future» è il claim dell’evento, organizzato ieri a Brescia, per promuovere il circuito degli Its. Un tentativo con cui il sistema imprenditoriale locale conferma la volontà di gettare una boa a chi sta dall’altra parte, fuori dalla fabbrica, mettendo in vetrina, in questa occasione, i «suoi» Its. Un «menu» formativo che prova ad ampliarsi, nel tentativo di conciliare gli interessi degli studenti con le esigenze delle imprese, bisognose di competenze tecniche specifiche, all’interno di fabbriche che giorno dopo giorno diventano sempre più evolute e che devono fronteggiare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Come racconta il presidente degli industriali di Brescia, Giuseppe Pasini, «dieci anni fa la disoccupazione giovanile a Brescia era al 7-8%, oggi - nonostante abbiamo recuperato - siamo ancora al doppio, intorno al 16%. Il mondo della scuola e quello del lavoro non si sono parlati per troppi anni, e solo ora hanno ricominciato a farlo. Dobbiamo sforzarci prima di tutto come imprese, per riuscire a formare i giovani e colmare la lacuna di profili tecnici. Purtroppo, nell’ultima manovra del governo, Industria 4.0 e Formazione sono stati tagliati, mentre si deve andare in direzione opposta. O lo stato favorisce questi aspetti, o continueremo a perdere cervelli». È un mondo in continua evoluzione «il saldatore di una volta non esiste più, esistono semmai tecnici molto specializzati, sempre più specializzati - dice Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia -. Le piccole imprese stanno facendo un importante investimento sulla formazione delle persone ma è importante che i giovani intraprendano percorsi che portano al lavoro. E che li portino a termine. Se vi iscrivete a ingegneria in 2mila, poi laureatevi in 2mila non in 10 dice». E ancora, «iscrivetevi in 10mila agli Its e diplomatevi in 11mila perché le imprese è di supertecnici che hanno bisogno», aggiunge Sivieri.

All’interno dell’auditorium dell’Istituto Artigianelli - storico presidio formativo bresciano fondato da padre Giovanni Piamarta, vero pioniere della formazione al lavoro (avviò laboratori per futuri muratori, calzolai, fabbri, falegnami) -, nella giornata di orientamento dedicata a giovani, famiglie e docenti si sono succeduti 8 testimonial tra imprenditori, manager e studenti di Its che hanno provato a raccontarsi, cercando di trovare una sintesi a beneficio del mercato del lavoro locale. «Gli Its possono funzionare, a patto che ci sia un forte sostegno istituzionale - spiega Paola Artioli, vicepresidente di Aib con delega all’Education -. Contiamo molto sul sostegno dei professori e delle scuole superiori in fase di orientamento»

La giornata si è sviluppata con il racconto degli Its cittadini. L’istituto più rodato, a Brescia, è Machina, nato nel 2011 da una partnership tra il gruppo Foppa e il gruppo Lonati, figlia di una sperimentazione del 2002, nata con l’obiettivo di formare figure qualificate in ambito moda e design. Oggi Machina eroga quattro percorsi: Calzedonia district manager 4.0 (coprogettato e cofinanziato da Calzedonia), stilista tecnologico, marketing e comunicazione per le imprese di moda, accessori per la moda. Altro presidio è quello dell’Its per le nuove tecnologie della vita, costituito a Bergamo: eroga sette corsi, e uno, indirizzato allo studio della chimica (tecnico superiore mpa-manifacturing production assistant) dovrebbe debuttare in autunno. L’Its Lombardia meccatronica, cura in provincia di Brescia (negli spazi dell’Istituto Cerebotani) un corso in tecnico superiore per l’automazione e i sistemi meccatronici industriali già attivo. Infine l’Istituto Rizzoli sta lavorando al debutto di un percorso in informatica di cui le aziende hanno grande necessità. Attualmente in Lombardia sono presenti 20 fondazioni Its, per un totale di 60 corsi erogati nell’anno scolastico 2018/19. Dalla nascita degli Its sono stati formati 1.135 tecnici del futuro, circa il 30% del dato nazionale, con 792 diplomati e 600 occupati nel triennio 2013-2016: il tasso di inserimento lavorativo si è attestato al 76%. Tra gli esiti occupazionali spiccano il settore mobilità sostenibile (98%), gomma e materie plastiche (94%) e meccatronica (88%).

«Se guardiamo i numeri - prosegue Artioli - c’è una crescita troppo lenta rispetto a quella necessaria per sostenere un inserimento adeguato di risorse. Questo perchè il tessuto economico è molto permeabile, queste figure sono molto ricercate: se lasciamo le cose come stanno, avremo uno sviluppo lento e conitnueremo ad avere un gap, un mismatch tra domanda e lavoro. Con gli Its possiamo provare a colmare questo gap».

Il flusso va però sbloccato a monte, cercando di aiutare gli studenti nella migliore scelta di orientamento, con il supporto delle famiglie e dei loro docenti. Cercando di superare la barriera culturale perché, come ha sottolineato anche il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, Delia Campanelli, «la cultura della formazione terziaria fatica ad attecchire nel nostro paese» che si ritrova così molto più indietro rispetto a Germania, Francia, Spagna. In parallelo, per allargare il bacino delle potenziali adesioni, bisogna intervenire anche a valle dell’abbandono universitario: «Ci stiamo lavorando insieme ai rettori - spiega Artioli -, anche se non è facile intervenire tempestivamente e in maniera mirata».


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