Famiglie e studenti

Maturità, colloquio sempre più interdisciplinare (e si recupera l’alternanza)

di Claudio Tucci

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L’orale del nuovo esame di maturità, che debutta il 19 giugno, prenderà il via «da materiali predisposti dalla commissione» (possono essere «testi, documenti, esperienze, progetti, problemi»); serviranno «per avviare il colloquio», che poi si svilupperà in una «più ampia e distesa trattazione di carattere pluridisciplinare». Nel corso della prova, ci sarà spazio anche per una breve relazione o un elaborato multimediale sui percorsi di alternanza scuola-lavoro, che quindi ri-conquista un minimo di “peso” all’interno dell’esame di Stato, pur confermando che non costituisce, almeno per quest’anno, requisito d’ammissione. Gli studenti verranno “testati” pure su attività e progetti svolti nell’ambito di «Cittadinanza e Costituzione». I commissari, pertanto, dovranno attenersi rigorosamente a quanto previsto nel documento preliminare elaborato dai docenti della classe entro il 15 maggio.

È pronta, con quasi due mesi d’anticipo, l’ordinanza con la quale il ministero dell’Istruzione fornisce a presidenti, commissari e professori le ultime indicazioni in vista della maturità 2019, che fa scattare per quasi mezzo milioni di ragazzi di quinta classe il restyling contenuto nel Dlgs 62 del 2017.

Per accompagnare alunni e insegnanti alle nuove prove (gli scritti scendono da tre a due, non c’è più il “quizzone”) il Miur, sottolinea il titolare, Marco Bussetti, andrà avanti «con le simulazioni della prima e della seconda prova. Proseguiranno anche gli incontri sui territori» con le scuole.

La novità principale dell’ordinanza risiede nelle indicazioni sulla prova orale, che cambia radicalmente rispetto al passato. Fino allo scorso anno, infatti, il colloquio doveva mettere in luce conoscenze, competenze e capacità acquisite dal candidato nel suo percorso formativo. Prendeva avvio da un argomento scelto dal candidato, proposto anche in forma multimediale, la cosiddetta “tesina”; continuava con una disamina degli argomenti affrontati durante l’anno e si concludeva con la discussione delle prove scritte. Questo colloquio, il cui punteggio massimo era pari a 30 punti (con 20 si raggiungeva la sufficienza), rischiava però di trasformarsi in una interrogazione a tutto campo tesa a far emergere solo le conoscenze disciplinari degli studenti.

Da giugno, si cambia: la commissione disporrà di 20 punti e nel predisporre i materiali di partenza dell’orale dovrà tener conto delle principali piste didattiche effettivamente svolte dal ragazzo, in coerenza con il documento elaborato da ciascun consiglio di classe.

Per garantire, poi, a tutti i candidati trasparenza e pari opportunità, la commissione sarà tenuta a predisporre, per ogni classe, un numero di buste con i materiali di avvio del colloquio pari al numero dei candidati, aumentato almeno di due unità. Ad esempio, se i candidati sono 25, saranno predisposti 27 materiali. Il giorno dell’orale, il presidente selezionerà tre buste alla presenza del candidato e sottoporrà allo studente la terna fra cui scegliere. I materiali delle buste già scelte dai candidati non potranno essere riproposti nei colloqui successivi.


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