Famiglie e studenti

Per tutti i nuovi prof arriva la «ferma prolungata» di 5 anni

di Claudio Tucci

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Tutti i nuovi docenti, di ogni ordine e grado, assunti con i prossimi concorsi, non potranno cambiare la scuola a loro assegnata per successivi cinque anni.

L’emendamento approvato
Lo prevede un emendamento dei relatori al decreto Semplificazioni approvato ieri pomeriggio dalle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato. La norma, nei fatti, estende il blocco a tutti i neo docenti. Il “vincolo” infatti vale per il «personale docente ed educativo di ogni ordine e grado di istruzione», e quindi vale anche per i docenti della scuola dell’infanzia, delle elementari e delle medie. La misura vale «qualunque sia la procedura utilizzata per il reclutamento».

La situazione oggi
Attualmente, ci sono diversi regimi in materia di permanenza nella sede di servizio. I 5 anni di permanenza valgono per i neoassunti alle superiori (dlgs 59 del 2017). Per i non vincitori di concorso di cui al dlgs 59 del 2017, la permanenza scende a tre anni. Torna a cinque anni nel sostegno didattico (ma non nella medesima sede) per i prof di sostegno. Per i neo assunti a infanzia e primaria si scende a tre anni, e tre anni è anche il limite per trasferirsi dagli ambiti territoriali.

Le reazioni
L’aver riportato tutto a 5 anni, secondo il governo, semplifica questo quadro, incrementando la continuità didattica. I sindacati sono contrari: «La scuola si governa con la condivisione e il dialogo, non con i divieti e il dirigismo - ribatte Pino Turi, a capo della Uil Scuola -. La continuità didattica è un valore condiviso. L’obbligo, generalizzato per legge, di permanenza di cinque anni sul posto assegnato, è frutto di propaganda e demagogia, di chi la scuola non sa neanche cosa sia».

Proroga per adeguare la normativa antincendio
Sempre ieri, è stato acceso semaforo verde a un altro emendamento per dare più tempo alle scuole e agli asili nido per adeguarsi alla normativa antincendio. La norma prevede lo slittamento dei termini che erano fissati al 31 dicembre 2018, rispettivamente, al 31 dicembre 2021 e 31 dicembre 2019.


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