Famiglie e studenti

Vaccini, miraggio anagrafe unica

di Barbara Gobbi

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Il principale tallone d’Achille – nel puzzle regionale dell’offerta di vaccini - è la frammentazione dei sistemi informativi, che impedisce alle anagrafi regionali di decollare e anche di implementare, in prospettiva, quell’Anagrafe nazionale che dovrebbe essere la colonna portante della rivoluzione “obbligo flessibile” annunciata dalla ministra della Salute Giulia Grillo.

Il monitoraggio dei dati acquisiti in tempo reale, capillarmente e per coorti d’età, inclusa la farmacovigilanza e i rischi epidemici, dovrebbe con l’Anagrafe unica consentire di superare l’obbligo imposto dalla legge Lorenzin nel luglio 2017 e di reintrodurlo solo in casi di stretta necessità. Ma a testimoniare, se mai ce ne fosse bisogno, che ancora di strada da fare ne resta molta è il primo Rapporto dell’Osservatorio strategie vaccinali, coordinato dal past president della Società italiana di medicina preventiva e sanità pubblica (Siti), Michele Conversano, e dal presidente Crea-Sanità, Federico Spandonaro.

Lo stato dell’arte delle anagrafi vaccinali
Se per le vaccinazioni pediatriche tutti i servizi sono dotati di un’anagrafe informatizzata, solo in poco più della metà dei casi questa copre l’intera Regione, fermandosi al territorio di competenza della singola Asl. Non solo: nel 34% dei casi manca un’anagrafe informatizzata per le fasce d’età adulto/anziano. E solo nel 14% dei casi i medici di medicina generale vi hanno accesso. Il report, messo a punto intervistando con doppio questionario (uno per l’età pediatrica e l’altro per l’adulto) tutti i direttori dei circa ottanta dipartimenti di prevenzione presenti in Italia, dà la sua ricetta: «Creare sistemi informativi bidirezionali, che possano garantire una comunicazione diretta tra servizi vaccinali e medici di assistenza primaria e uniformare tutti i software in uso ai requisiti minimi previsti dal Piano nazionale vaccini».

Migliora l'offerta gratuita
Tutte le Regioni dichiarano di aver adeguato il proprio calendario per l’età pediatrica, mentre il 95,5% degli intervistati dichiara di aver avviato tutte le campagne di vaccinazione raccomandate. “Virtuose” sono il Friuli Venezia Giulia, le Marche, la Puglia e la Sicilia: hanno ampliato l’offerta ad altre vaccinazioni (encefalite da zecca, epatite A) per specifiche esigenze locali. Di più: nel 30% dei casi è stata estesa la popolazione target attraverso l’identificazione di categorie a rischio e di coorti aggiuntive. «Ma resta il gap legato al fatto che secondo il 16% delle segnalazioni la gratuità delle vaccinazioni ha una durata limitata nel tempo - afferma Conversano -: questo vale ad esempio per l’Hpv, che se non ci si vaccina a 12 anni diventa a pagamento, o per la polmonite pneumococcica in caso di anziani. L’indicazione al vaccino rimane comunque valida e a nostro avviso dovrebbe permanere la gratuità».


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