Famiglie e studenti

La bussola della qualità per centrare le sedi migliori

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La madre o il padre di un tredicenne che a giugno otterrà la licenza media e l’anno prossimo ha già deciso che cosa vuole studiare ma non sa ancora dove, da quest’anno ha un parametro in più per aiutare il figlio a scegliere la scuola più adatta alle sue esigenze: l’indice di severità dell’istituto dove passerà i prossimi cinque anni. A fornirlo è l’ultima edizione del portale Eduscopio della Fondazione Giovanni Agnelli. Che all’indice di riuscita negli studi universitari e al grado di occupabilità post-diploma nella release rilasciata nel novembre scorso ha aggiunto il numero di «diplomati in regola».

Più la percentuale del nuovo indicatore è alta più vuol dire che la scuola è inclusiva e si impegna a portare avanti il maggiore numero di studenti, senza praticare una severa politica di scrematura: così da consentire agli studenti di avere percorsi più regolari. Più è basso invece più l’istituto è selettivo e gli alunni sono incappati in bocciature e/o hanno abbandonato l’istituto. Se il genitore in preda al dilemma di cui sopra fosse indeciso, ad esempio, tra il liceo Tasso in pieno centro a Roma e il Giulio Cesare nel quartiere Trieste collegandosi al portale scoprirebbe che il primo porta al diploma il 58,8% dei suoi studenti mentre il secondo arriva al 62,3 per cento. E la stessa verifica potrebbe essere svolta per tutte le scuole e gli indirizzi censiti dalla Fondazione Agnelli.

Da quando ha visto la luce nel 2014, come primo tentativo di confrontare le scuole italiane sulla base degli output di uscita dei ragazzi, Eduscopio ha visto cambiare e crescere la sua mission. Allargando, come detto, il numero di indicatori considerati ed estendendo il campo territoriale sotto osservazione (ormai si copre tutt’Italia, tranne Valle d’Aosta e provincia autonoma di Bolzano). L’edizione 2018, che è quella da cui abbiamo estrapolato le classifiche”dei migliori licei e istituti tecnici e professionali dei principali capoluoghi italiani - che proponiamo nelle pagine che seguono - ha analizzato i dati di circa 1,26 milioni di diplomati italiani in tre anni scolastici (2012/13, 2013/14 e 2014/15)in circa 7mila indirizzi di studio nelle scuole superiori, statali e paritarie.

L’obiettivo è quello di “testare” la capacità di licei, e anche istituti tecnici (in media almeno un perito su tre prosegue gli studi) di preparare e orientare gli alunni a un passaggio agli atenei; e delle scuole non liceali di preparare l’ingresso nel mondo del lavoro. Nel primo caso i ricercatori della Fondazione Agnelli hanno preso in esame solo licei e istituti tecnici che mandano un congruo numero di studenti all’università (almeno uno su tre). Per evitare “sbilanciamenti” in base alle performance di pochi alunni particolarmente brillanti o carenti, sono state “attenzionate” solo le scuole che, per almeno un indirizzo di studio, mandano in facoltà un numero non inferiore a 21 diplomati nell’arco del triennio considerato.

Per gli esiti occupazionali, invece, la comparazione tra istituti è stata svolta considerando la percentuale di ragazzi che hanno lavorato per più di sei mesi nei due anni successivi al diploma (in rapporto ai diplomati che non si sono immatricolati all’università) e la coerenza tra studi fatti e impiego svolto. Così da offrire una possibile risposta alle due domande classiche di studenti e genitori. Vale a dire: «Se frequentassi questa scuola…troverei lavoro dopo il diploma?». Oppure: «Farei quello per cui ho studiato e mi sono preparato o si tratterebbe di un lavoro qualsiasi?».

Il portale gratuito della Fondazione Giovanni Agnelli
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