Famiglie e studenti

La scuola che forma gli eritrei

di Riccardo Ferrazza

C’è oltremare una scuola italiana passata attraverso l’ascesa e la caduta dello stato liberale, del fascismo e dell’avventura coloniale, sopravvissuta all’impero del “negus” etiope Haile Selassie e al comitato militare-marxista del Derg fino a vedere nascere una nuova nazione: l’Eritrea. Una storia tutta vissuta da Asmara, la piccola capitale in stile modernista, patrimonio Unesco, dove opera ancora oggi una tra le più antiche (fu fondata nel 1907 dal governatore d’Eritrea Ferdinando Martini) e più frequentate scuole italiane all’estero: 1.224 studenti (dalle elementari alle superiori), quasi tutti eritrei con una piccola percentuale di italiani (figli dei docenti e del personale dell’ambasciata). Per l’Eritrea, un unico presidente (Isaias Afewerki) in venticinque anni di vita, libere elezioni mai celebrate e una gioventù in fuga verso l’Occidente, si è aperta una nuova stagione: a luglio la dichiarazione di pace con la vicina Etiopia che ha messo fine allo stato di guerra che si trascinava dal 1998 e a novembre la cancellazione delle sanzioni Onu (il Paese era accusato di finanziare l’estremismo islamico) hanno portato il paese del Corno d’Africa fuori da un decennale isolamento. Prospettive di sviluppo che il premier Giuseppe Conte ha intercettato con una visita ad Asmara a ottobre, seguita da una missione di imprenditori italiani al seguito della viceministra degli Esteri Emanuela Del Re. Come per il passato, anche nella rinascita eritrea la scuola italiana potrà avere un ruolo decisivo: nella prospettiva dell’abolizione di un servizio militare di fatto permanente, il governo eritreo ha chiesto di ampliare l’offerta formativa con l’aggiunta del liceo linguistico (accanto a scientifico, ragioneria e istituto per geometri). La storia continua.


© RIPRODUZIONE RISERVATA