Famiglie e studenti

Mense scolastiche, frode nelle pubbliche forniture se il cibo somministrato è di bassa qualità

di Andrea Alberto Moramarco

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Fornire pietanze di scarsa qualità nelle mense degli asili nido e nelle scuole d'infanzia configura il reato di frode nelle pubbliche forniture. Ad affermarlo è la Corte di cassazione con la sentenza 57858, depositata ieri, con la quale i giudici di legittimità ribadiscono il carattere pubblico del servizio scolastico svolto da soggetti anche privati, e l'importanza del servizio mensa nell'ambito del generale sistema di istruzione.


Il caso
La vicenda penale prende le mosse dall'accertamento di una frode nell'esecuzione di un contratto di appalto per la fornitura di pasti in alcune mense di asili nido e scuole materne in Sardegna. Le indagini riscontravano, infatti, che la qualità di pesce somministrato ai bambini era diversa rispetto a quella prevista dalle tabelle dietologiche approvate dalla Asl e che il pesce veniva conservato attraverso congelazione anziché surgelazione. L'amministratore della società aggiudicatrice veniva così processato e condannato in primo grado per il reato di frode nelle pubbliche forniture, previsto dall'articolo 356 del Codice penale.
In appello però i giudici cambiavano il verdetto ritenendo il reato non configurabile per via del carattere privato delle attività delle scuole destinatarie del servizio mensa. In particolare, a detta della Corte d'appello di Cagliari, le scuole destinatarie della fornitura non potevano essere considerate pubbliche, non svolgendo un pubblico servizio né un'attività di pubblica necessità, essendo tra l'altro il servizio di refezione una prestazione del tutto accessoria rispetto a quella principale fornita dalle scuole stesse.


Lo svolgimento di un pubblico servizio
Su ricorso del Procuratore generale la vicenda arriva in Cassazione, dove i giudici di legittimità annullano la sentenza ritenendo totalmente erronea l'interpretazione sostenuta dalla corte territoriale. Analizzando la normativa in materia scolastica, e in particolare sulla parità scolastica (D.lgs. 297/1994, legge 62/2000, D.l. 250/2005, Dpr 89/2009), la Corte precisa che «la scuola privata, di qualsiasi livello, non è affatto di per sé una entità avulsa dal servizio pubblico». Ciò vale sia per quelle paritarie che per quelle non paritarie, che hanno una gestione con connotati pubblicistici, con la conseguenza che esse sono da considerare come esercenti di pubblico servizio. Pertanto, afferma perentoriamente il Collegio, «le scuole paritarie sono del tutto equiparate nello svolgimento del servizio alle scuole pubbliche mentre le altre private, secondo le loro tipologie di funzionamento, possono avere vincoli pubblicistici alla gestione che le rende parimenti esercenti un pubblico servizio». Tale aspetto non è stato preso in considerazione dalla corte di merito che ha semplicemente glissato sul carattere pubblicistico delle scuole, ritenendo dirimente la sola proprietà, privata e non pubblica, delle scuole.


L'importanza del servizio mensa
La Cassazione coglie poi l'occasione per sottolineare un altro punto fondamentale della questione erroneamente svalutato dai giudici di merito, ovvero il ruolo che il servizio di refezione ricopre nell'ambito dell'istruzione. Ebbene, sottolinea la Corte, «il servizio di istruzione scolastica ricomprende tutte le attività funzionali allo stesso, quindi non soltanto il momento della lezione etc ma anche quello della gestione logistica, compresa la fornitura dei servizi di assistenza alla persona quali la fornitura di pasti». D'altra parte, la permanenza dei bambini a scuola durante l'orario dei pasti non è una evenienza ma è «l'assoluta normalità», facendo parte il servizio mensa senza dubbio alcuno della «complessa attività di assistenza del bambino».


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