Famiglie e studenti

L’alternanza pronta a recuperare 30 ore anche negli istituti tecnici

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Ai ragazzi gli istituti tecnici e professionali piacciono. A dirlo è l’Indagine sul profilo dei diplomati 2018 di Almadiploma e Almalaurea che sarà presentata giovedì a Roma. Da cui emerge che l’80% o giù di lì degli studenti usciti dai percorsi “non liceali” è soddisfatto, in tutto o in parte, della scelta fatta a 14 anni. Grazie anche a un legame già in essere con il mondo del lavoro. Che passa pure dalla diffusione dell’alternanza. E proprio su questo fronte dal parlamento sono in arrivo due novità: alla Camera è toccato agli istituti professionali che hanno visto innalzare da 180 a 210 ore il periodo minimo di formazione “on the job” da svolgere nell’ultimo triennio, modificando, così, in parte, e al rialzo, la sforbiciata alla scuola-lavoro operata in prima battuta dal governo. Al Senato, salvo sorprese dell’ultima ora, sarà il turno degli istituti tecnici: qui il ministero dell’Istruzione è a caccia di un paio di milioni di euro per innalzare la quota minima di alternanza, sempre nel triennio conclusivo di studi, di altrettante 30 ore, passando così da 150 a 180 ore.

In realtà, già da quest’anno, non è più corretto parlare di alternanza. La legge di Bilancio 2019, infatti, accanto al taglio delle ore - che per i licei, in questo disegno, resterebbero «almeno 90 ore» come prevede la prima versione del ddl di bilancio - le ha cambiato anche nome. La nuova dicitura è «Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento»; e la formazione “on the job” non costituisce più requisito di ammissione all’esame di Maturità di giugno (per effetto del decreto milleproroghe).

Gli effetti del ridimensionamento ex lege dei percorsi di scuola-lavoro (che farà risparmiare all’Erario oltre 50 milioni di euro, dirottati a un far calare, da gennaio, le buste paga dei docenti) li vedremo probabilmente nell’indagine di Almalaurea e Almadiploma del prossimo anno.

Quella di quest’anno evidenzia come i diplomati 2018 di tecnici e professionali, abbiano avuto, durante le lezioni, un contatto piuttosto ampio con il mondo del lavoro, rispettivamente del 59,6% e del 68,1 per cento. A testimonianza di un’offerta formativa generalmente tarata su settori produttivi e territorio. Almeno questa è la sfida dichiarata per i professionali, che dallo scorso settembre (nel silenzio più assordante del Miur) hanno cambiato pelle, con l’entrata a regime dei nuovi 11 indirizzi (rispetto ai sei precedenti) ridisegnati dal precedente governo.

Un aspetto dove, invece, tecnici e professionali mostrano performance differenti è sui soggiorni di studio all’estero. Sempre secondo Almadiploma, nei tecnici questa esperienza didattica ha interessato il 26,3% del campione; nei professionali si è scesi a quasi metà, 13,2 per cento.


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