Personale della scuola

Altre 20mila assunzioni nella scuola

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Sulla pulizia delle scuole l’Italia parafrasa Vasco Rossi e va «con il rewind». Dopo un ventennio trascorso a cercare di esternalizzare il servizio, il nostro paese si arrende e si prepara a stabilizzare 18mila collaboratori scolastici (per due terzi ex Lsu comunali). Grazie a una modifica alla manovra introdotta alla Camera. Se poi aggiungiamo i 2mila docenti in odore di “posto fisso” per rafforzare il tempo pieno, ecco che il conto delle assunzioni nel comparto supera le 20mila unità. Considerando anche i 400 prof degli istituti musicali già previsti dal disegno di legge di bilancio originario. Così facendo la scuola diventa l’ambito del pubblico impiego più “gratificato”, quanto a nuove risorse umane, dalla maggioranza gialloverde.

Servizi di pulizia

Non fosse altro che per le dimensioni del fenomeno, conviene partire dai 18mila collaboratori scolastici che verranno assunti a partire dal 1° gennaio 2020 dopo una selezione per titoli e colloqui. La loro vicenda ha inizio con la legge 124/1999 che ha statalizzato il personale comunale impiegato nelle scuole. Dimenticando però volutamente 18mila bidelli e aprendo la strada agli appalti esterni di pulizia. Senza riuscirci mai integralmente. E anche il tentativo dell’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, di ricorrere dal 2013 alle gare Consip non ha funzionato. Visto in alcune regioni non sono state bandite e in altre l’Antitrust ha rilevato la presenza di “cartelli”. Di fatto si è andati avanti con proroghe ex lege, criticate tra l’altro anche dall’Anac, che servivano a non licenziare i lavoratori interessati. Il quadro è rimasto lo stesso sotto i governi Renzi e Gentiloni che hanno utilizzato, ad esempio, il programma “scuole belle” per continuare a rinnovare i contratti. Non è un caso che il primo firmatario dell’emendamento con la maxi-stabilizzazione votato alla Camera sia Alessandro Fusacchia (+Europa), ex capo di gabinetto del Miur con Stefania Giannini. Al Sole 24 Ore del Lunedì Fusacchia spiega che la sua modifica punta a «risolvere una situazione che si protraeva da troppi anni e in cui è successo di tutto». Conscio di aver fatto passare una proposta che, solo qualche anno fa, mai avrebbe pensato di presentare. Ma che alla fine, a suo dire, conviene a tutti visto che, nel gioco di dare e avere, consente di rimpolpare il Fondo di funzionamento di 184 milioni nel 2020 e 90 nel 2021. Come verranno scelti gli stabilizzandi lo deciderà il bando che probabilmente richiederà la terza media. E qui Fusacchia ha un aneddoto dei tempi di viale Trastevere: «Quando ero al Miur chiesi perché non si facevano concorsi per bidelli. Ma mi risposero: “non si può fare, perché altrimenti rischiamo di avere 3-4 milioni di candidati”».

Tempo pieno

A quota 20mila assunzioni si arriva aggiungendo al conto i 2mila docenti che serviranno a potenziare il tempo pieno. Soprattutto al Sud. Grazie a un altro emendamento, stavolta targato Maria Marzana (M5S), approvato a Montecitorio. Che, a detta della Cisl, rappresenta solo la prima pietra perché per andare incontro ai “desiderata” delle famiglie italiane servirebbero altri 41mila nuovi insegnanti. Al momento poco più di una classe su tre è organizzata su 40 ore settimanali, con servizio mensa e rientro pomeridiano.


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