Famiglie e studenti

Il preside del Parini di Milano: «Non mi pare giusto presentare dati vecchi di anni»

di Maria Piera Ceci

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Scuole che salgono in classifica, con i dirigenti scolastici pronti a sbandierare il risultato agli open day in vista delle iscrizioni al prossimo anno scolastico. Scuole che scendono in classifica, con i dirigenti scolastici che si affrettano a spiegare i motivi della retrocessione.
Un'edizione quella di Eduscopio 2018, a cura della Fondazione Agnelli, che come tutti gli anni regala brindisi in presidenza, ma anche qualche delusione.


A Milano, scivola ancora verso il basso il liceo classico Parini, zona Brera, utenza selezionata e un passato scandaloso con il giornale La Zanzara che divise l'Italia negli anni Sessanta su un articolo sulla sessualità femminile.
Il Parini fuori dalla top ten, ma il dirigente scolastico Giuseppe Soddu non ci sta e contesta i criteri utilizzati dalla Fondazione Agnelli per stilare la classifica, nella quale sono indicate le scuole superiori che meglio preparano agli studi universitari o, nel caso degli istituti tecnici, al lavoro, intervistando i ragazzi usciti dalle singole scuole.


Cos'è che non va nella ricerca?
«Il primo dato che contestiamo sta nel fatto che sono dati riferiti a sei- quattro anni fa, un lasso di tempo in cui in una scuola può cambiare tutto. Non mi pare giusto presentare i dati di quattro anni fa all'utenza di oggi. Dovrebbe essere chiarito espressamente, mentre vengono presentati come attuali. Il secondo dato che contestiamo è che Eduscopio limita la ricerca soltanto agli atenei italiani (lo dice espressamente) ed esclude gli atenei esteri. Secondo chi ha redatto la ricerca infatti, il fenomeno riguarda un numero limitato di diplomati. Secondo noi questo è inaccettabile. Nella nostra scuola ci sono tantissimi diplomati, spesso i migliori, che scelgono di andare a studiare all'estero. Per Eduscopio è come se avessero interrotto gli studi. Questo ci penalizza doppiamente. Primo perché manca il dato statistico e secondo perché se questi studenti fossero presi in esame alzerebbero la media generale. Non ci sembra corretto far passare per oggettivo un dato che non lo è. 12 diplomati nel 2018 su 108 hanno scelto di andare a studiare all'estero, e in realtà potrebbero essere anche molti di più. Vanno nelle migliori università americane, vanno nel Regno Unito, in Germania, molto richiesta l'Aja ultimamente, in Olanda. Vanno perché alcuni campi come politics in Italia sono abbastanza trascurati. Oppure scelgono prestigiosi corsi di economia.
Anche quest'anno ho tante richieste di ragazzi che vogliono andare ad Oxford, a Cambridge, ovunque. E noi li aiutiamo nella preparazione. Abbiamo istituito il Trust onlus, con l'ausilio di Mediobanca private banking, il primo in Italia, attraverso il quale gli ex alunni aiutano con delle borse di studio i ragazzi meritevoli che vogliono andare ovunque nel mondo, per aiutarli a realizzare i loro sogni. Stiamo cercando di dare una formazione internazionale, sulle fondamenta del liceo classico. Ed è incredibile che uno prenda la lode, vada a studiare all'estero e per Eduscopio non esista. E' grottesco e grave. Se Eduscopio vuole dare un servizio informativo, deve cambiare i criteri. Con questi criteri, ci aspettiamo di retrocedere ulteriormente, ma per noi è un vanto se i criteri sono questi».


Il Parini è una scuola che non boccia? E' una scuola seria quella che non seleziona? Che fine ha fatto il merito?
«Da tre-quattro anni non viene bocciato nessuno e sta scomparendo la fascia 60-70 al voto di maturità. Siamo invece nell'ordine del 15 per cento che prende 100. Le Commissioni sono metà interne e metà esterne come dappertutto e giudicano i nostri ragazzi come molto preparati. Per aiutare chi è in difficoltà, abbiamo un progetto di flessibilità del tempo scuola, per cui una parte del tempo i ragazzi la possono dedicare da subito in tutte le materie a colmare le lacune, durante tutto l'anno. Questo aiuta l'alunno singolo e la classe, perché se tutti sono allo stesso livello gli insegnanti possono puntare ad obiettivi più elevati. E poi abbiamo tante idee. Abbiamo anche un laboratorio di retorica che è unico: i ragazzi imparano a parlare in pubblico, con l'aiuto di attori, e utilizzano la solidità dei grandi oratori della storia. Però se consideriamo solo i dati parziali di Eduscopio è chiaro che siamo penalizzati».


In cima alla classifica di Eduscopio, un liceo classico privato, l'Alexis Carrel. Non tutte le famiglie però possono permettersi la retta annuale. E' possibile fare scuola di qualità anche nel pubblico?
«Mi sembra una cosa positiva che una privata sia in cima alla classifica, non mi sento di criticare. E si può fare una scuola di qualità anche senza la retta delle private. Noi la facciamo. Siamo una scuola seria, non vendiamo fumo».


Immagine scivolosa questa per una scuola che lo scorso anno scolastico è salita alla ribalta della cronaca per il caso di una gita scolastica interrotta perché dei ragazzi di 15 anni denunciati dagli insegnanti perché in possesso di marijuana. Questo episodio ha penalizzato la vostra scuola?
«Quello che accade in una scuola come la mia finisce spesso sui giornali. Lo spinello è un fatto comune in tutte le scuole ed è stato fatto passare come un evento perché è una scuola ricca, anche se poi ci sono anche alunni bisognosi. Si è dato eccessivo risalto ad una cosa che accade comunemente. La cosa non ci ha penalizzato e lo riprova il fatto che il Parini è passato in pochi anni da 27 a 44 classi. Abbiamo il numero chiuso, l'anno scorso abbiamo ricevuto 465 richieste su 200 posti. Quest'anno faremo ancora più selezione, perché l'edificio non ha più spazio».


Cosa resta del Parini della Zanzara degli Anni Sessanta?
«Resta lo Zabaione, un giornalino bellissimo, ma realizzato con uno spirito diverso: di osservazione e non più di contestazione. E' stata un'età pesante quella degli anni Sessanta, tanto che i ragazzi non se la sono sentita di conservare il nome originale della Zanzara, che ha però creato un grande senso di appartenenza alla nostra storia. ora però i ragazzi sono diversi, i tempi sono cambiati».


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