Famiglie e studenti

I periti «riscoprono» l’università

di Maria Piera Ceci

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«Per come è fatto il nostro sistema scolastico, la scelta della scuola superiore è una scelta che conta molto, sia nel caso poi si voglia proseguire all’università, sia che si voglia entrare nel mondo del lavoro. Quindi è una scelta che va fatta con molta attenzione. Strumenti come Eduscopio aiutano a fare una scelta meditata».

Così spiega Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, al debutto dell’edizione 2018 di Eduscopio.

«Il nostro obiettivo non è di creare un sistema di valutazione delle scuole, ma di dare un’informazione che aiuti le famiglie nella scelta. Che è una cosa ben diversa dall’orientamento, perché con Eduscopio chiediamo che i ragazzi abbiano già fatto un pezzettino di scelta, abbiano cioè deciso se frequentare un liceo o un istituto tecnico o un professionale. E che abbiano anche già scelto quale liceo o istituto tecnico frequentare. Il nostro confronto viene fatto infatti all'interno di un singolo indirizzo e in un’area geografica ristretta. Un confronto molto mirato, che però aiuta. Sappiamo anche che il nostro è uno strumento limitato, nel senso che è complementare ad altre informazioni che sono necessarie. Informazioni che sono in parte disponibili sul sito del ministero dell’Istruzione, come ScuolaInChiaro, e in parte che la famiglia deve raccogliere direttamente, con gli open day, parlando con i dirigenti scolastici, con chi ha frequentato quella scuola».

Eduscopio 2018, per aiutare ulteriormente le famiglie e introdurre un’informazione importante in più, ha anche introdotto una novità, la Percentuale di diplomati in regola.

«Fatto cento gli studenti che hanno iniziato la scuola superiore in un determinato anno, vediamo quanti sono arrivati alla fine con un percorso netto, cioè senza bocciature. È un dato importante perché ci dice qualcosa sulla severità delle scuole. Le famiglie sono interessate a sapere se la scuola prepara bene o male, ma sono anche interessate a capire se la scuola è particolarmente ostica per i propri figli. Con una sorpresa. Uno potrebbe pensare che più è difficile la scuola (cioè più gli studenti abbandonano lungo il percorso o vengono bocciati), più sono bravi quelli che finiscono il percorso e vanno poi all'università. In realtà non è così: abbiamo scoperto che non c'è un legame fra il grado di severità della scuola e i risultati poi all'università. Ciò significa che si può essere una scuola inclusiva, ma anche una scuola capace di portare un grande numero di studenti all'università».

Altra novità che emerge da Eduscopio 2018 è l’aumento degli iscritti all’università in uscita dagli istituti tecnici.

«Per quanto riguarda gli istituti tecnici, si notano più cose. La percentuale di studenti che trovano lavoro cresce, anche in maniera sostanziale. I ragazzi che abbiamo esaminato sono quelli degli anni 2013-2014-2015, entrati dunque nel mercato del lavoro a grande recessione conclusa. Le stesse scuole danno significativi aumenti nelle probabilità di trovare lavoro.
L’altro elemento interessante è che è anche aumentato il numero degli immatricolati fra i ragazzi che arrivano dai tecnici. Sappiamo che il grande calo delle immatricolazioni nella prima parte del decennio è stata legata alla mancata immatricolazione dagli istituti tecnici, perché durante la crisi economica rendeva complesso per le famiglie sostenere la spesa dell'iscrizione all'università per i figli. Ora invece sono tornate ad aumentare le immatricolazioni, soprattutto dal lato dei tecnici. I tecnici sono tornati ad avere un numero di immatricolati, tanto da rientrare nella nostra analisi sugli esiti universitari. Questo è un dato incoraggiante perché vuol dire che anche i ragazzi si sono resi conto che l'investimento in istruzione e in capitale umano non può fermarsi alla scuola superiore, che bisogna fare un ulteriore investimento perché oggi è il mercato del lavoro che lo richiede. Si è capito che l'investimento in istruzione è importante, nonostante ogni tanto si continui a dire che sono più importanti le reti familiari. In realtà studiare conta per entrare nel mercato del lavoro. Quindi siamo in presenza di un segnale positivo che speriamo si rafforzi nei prossimi anni”.


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