Personale della scuola

Nuovi docenti in cattedra per almeno 5 anni

di Claudio Tucci

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Addio al «Fit», il percorso di formazione iniziale e tirocinio, di tre anni, richiesto, oggi, agli aspiranti professori di ruolo per salire in cattedra. Da domani, chi supera un concorso ordinario nella scuola dovrà svolgere un solo anno di «formazione e prova». Superato questo periodo di “rodaggio” in classe si è «confermati in ruolo» e - è un’altra novità - si è tenuti a rimanere nello stesso istituto «per almeno altri quattro anni» (in tutto, quindi, cinque anni, salvi i casi di sovrannumeri o esuberi - si ripristina un vincolo di permanenza medio-lungo a garanzia della continuità didattica a vantaggio degli studenti).

Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, in legge di Bilancio, apporta un deciso restyling all’attuale sistema di reclutamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado (vale a dire, medie e superiori - infanzia e primaria sono escluse, alle prese anche con le procedure specifiche per assorbire i diplomati magistrali ante 2001/2002 e i laureati in scienze della formazione primaria).

L’obiettivo del governo Conte è portare in cattedra un po’ di under30, in modo più rapido (attualmente l’età media dei prof italiani è 51,2 anni, al top nell’Ue); e al tempo stesso operare una semplificazione delle procedure. «Vogliamo far entrare quanto prima i giovani nel sistema - dice al Sole24Ore il ministro Bussetti -. Chi si laurea deve arrivare in cattedra velocemente. Senza più passare attraverso anni di precariato o percorsi sottopagati che allungano i tempi per diventare insegnanti. Si torna al concorso abilitante». Così, dalla prossima selezione a cattedra (ne dovrebbe essere bandita una nel 2019, e poi si annunciano bandi regolari ogni due anni) potranno partecipare tutti i laureati a patto di aver conseguito i 24 crediti (Cfu) nelle materie antro-psico-pedagogiche (si conferma quindi l’addio alle varie, e costose, abilitazioni, nel tempo, variamente denominate, Ssis, Tfa, Pas). A chi è già abilitato, anche in un’altra classe di concorso, non saranno richiesti i 24 Cfu.

Una persona potrà partecipare al massimo a quattro procedure concorsuali e per una sola classe di concorso. Questo significa, spiegano dal Miur, che per ogni edizione del concorso si potrà partecipare a una classe di concorso per la secondaria di primo grado, una per la secondaria di secondo grado, una per il sostegno nel primo grado e una per il sostegno nel secondo grado, quindi quattro in tutto. Non si potrà partecipare invece a più classi di concorso nello stesso grado di scuola. Il concorso per posti comuni resta strutturato su due scritti, che si superano con la votazione di sette decimi. Cambia, un po’, l’orale: sarà un colloquio in cui verranno valutate, in particolare, conoscenze e competenze nelle discipline facenti parti la classe di concorso (per cui si concorre) e la lingua straniera, «almeno al livello B2». Per il sostegno gli scritti scendono da tre a uno (si darà peso a pedagogia speciale, didattica per l’inclusione scolastica e relative metodologie), accanto all’orale. Si prova a mettere ordine, poi, al punteggio da attribuire ai titoli. A quelli accademici, scientifici e professionali non potranno essere riconosciuti più di 20 punti (oggi non c’è omogeneità). Saranno valorizzati, in particolare: dottorati di ricerca, abilitazione pregressa, superamento prove di un precedente concorso.

Novità anche per chi lavora nella scuola, almeno tre anni nel corso degli ultimi otto, e non ha l’abilitazione: per costoro (in pratica, i supplenti di terza fascia) dovrà essere prevista nel bando una riserva del 10% dei posti. Le graduatorie dei vincitori avranno validità biennale a decorrere dall’anno scolastico successivo a quello di approvazione. Perdono d’efficacia con la pubblicazione delle graduatorie del concorso successivo e comunque alla scadenza del biennio.


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