Famiglie e studenti

Maturità senza Invalsi e alternanza

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Il primo tempo dello smontaggio dell’alternanza scuola-lavoro va in scena nel milleproroghe: non costituirà requisito di ammissione alla maturità. Il secondo arriverà più avanti con la riduzione delle ore annunciata dal ministro Bussetti. Stessa sorte per le prove Invalsi che, nel 2018/2109, debuttano in quinta superiore: la partecipazione ai temuti test in italiano, matematica e inglese, diventa requisito d’accesso all’esame di Stato ma non subito, bensì dall’anno successivo, cioè dal 2019/2020.

Non solo. Arriva anche una norma per le imprese non in regola con il pagamento dei contributi, ma che hanno fruito dell’esonero triennale pieno introdotto nel 2015 sui nuovi contratti stabili targati Jobs act. Attualmente il pagamento tardivo delle rate contributive comporta la perdita del beneficio assunzionale. Ebbene, la modifica presentata ieri, dai relatori M5S al decreto “proroga termini” Giuseppe Buompane e Vittoria Baldino, lancia una ciambella di salvataggio: lo sgravio resta valido purché il datore regolarizzi la propria posizione entro il 31 dicembre (vale a dire, il termine ultimo di durata dell’incentivo 2015).

Nel pacchetto di emendamenti dei due relatori, una decina in tutto, si conferma l’opera di “smantellamento” delle due principali riforme, su scuola e lavoro, dei precedenti governi Renzi e Gentiloni.

Dopo il giro di vite su contratti a termine e indennizzi nei casi di licenziamenti illegittimi contenuto nel decreto dignità in vigore dallo scorso 14 luglio, ora tocca alla formazione “on the job” ridisegnata dalla legge 107. L’obbligo, per gli studenti degli ultimi tre anni delle superiori, di svolgere le ore di alternanza (400 nei tecnici e professionali, 200 nei licei) doveva scattare lo scorso anno. Una circolare del Miur lo ha però “congelato” per consentire ai ragazzi, non in regola, di sedersi comunque alla scorsa maturità. Ora l’emendamento al milleproroghe fa slittare l’entrata in vigore della misura di un altro anno. In attesa, tuttavia, del restyling complessivo dei percorsi scuola-lavoro annunciata dal ministro Marco Bussetti (si dovrebbero rivedere le ore, riducendole sensibilmente specie nei licei, e forse pure nei tecnici).

Accanto all’alternanza si rinvia di un anno anche l’altro requisito di accesso alla maturità, la partecipazione alle prove Invalsi, che quindi quest’anno si faranno, ma probabilmente - visto che si slegano dall’esame di Stato - con sempre meno convinzione da parte di scuole e studenti.

Altri due emendamenti dei relatori intervengono su questioni “scolastiche”: le somme della Card per la formazione dei prof non scadono a settembre, ma possono essere utilizzate entro il 31 dicembre. Si richiudono poi le «Gae», le famigerate graduatorie a esaurimento dei precari storici della scuola, riaperte (per svista) durante l’esame del milleproroghe al Senato.

Sul fronte Jobs act, infine, un altro emendamento, firmato sempre Buompane e Baldino, amplia gli interventi di Cigs a sostegno dei lavoratori. Attualmente, nelle aree di crisi industriale complessa, si consente un proseguimento fino a un massimo di 12 mesi del trattamento di integrazione salariale, ma solo se finalizzato al reinserimento occupazionale. Con la modifica in esame, si permette, quest’anno, di allargare il campo d’azione della norma, includendovi le aziende che operano in aree interessate da accordi di programma per la reindustrializzazione del sito produttivo.


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