Famiglie e studenti

Sulle Bcc ipotesi mini-rinvio: due mesi in più per i contratti

di Giovanni Parente e Gianni Trovati

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Due mesi in più per firmare i «patti di coesione», cioè i contratti con cui le banche di credito cooperativo si collegano fra di loro e alla capogruppo, e correttivi per valorizzare il principio localistico degli istituti con i conti in ordine.

Si è lavorato su queste misure, e sulla possibilità di affidare a Palazzo Chigi l’introduzione di deroghe mirate ulteriori , per il capitolo Bcc all’interno del milleproroghe estivo atteso per questa mattina alle 11 sui tavoli del consiglio dei ministri. I tempi stretti per la preparazione del decreto, nato dall’esigenza di stoppare l’entrata in vigore giovedì prossimo della riforma delle intercettazioni di fine 2017, non permettono di far salire sulla versione iniziale del provvedimento l’avvio delle semplificazioni del Codice appalti. La griglia del «proroga-termini» del resto è stretta, e ostacola molte delle tentazioni della maggioranza di trasformare subito il testo in un «omnibus»: e su questo aspetto rischia di incepparsi ancora una volta l’avvio dello sblocca-investimenti per gli enti locali, insieme alle misure fiscali per avviare la «Flat Tax» delle partite Iva alzando le soglie di fatturato per il regime forfettario.

Le tensioni fra le ambizioni gialloverdi e la prudenza sparsa a piene mani nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia pesano però su tutti gli snodi chiave del decreto, a partire proprio dal credito cooperativo, al centro anche dell’incontro di venerdì al Quirinale fra il premier Conte e il presidente della Repubblica. Ancora ieri esponenti di spicco della maggioranza rilanciavano l’obiettivo di una moratoria generalizzata di sei mesi, per preparare il terreno a una rivisitazione integrale della riforma targata Renzi-Padoan. Ma la moratoria, fino a ieri sera, non è riuscita a farsi largo, e al suo posto c’è la mini-proroga per la stipula dei patti di coesione. Il termine è fissato dall’articolo 2 della riforma (Dl 18/2016), e decorre dall’accertamento positivo sull’adeguatezza finanziaria e patrimoniale dei nuovi gruppi, arrivato a inizio luglio da Bankitalia per il gruppo Raiffeisen e in arrivo dalla Bce per Iccrea e Bcc. Il milleproroghe sposterebbe da 90 a 150 giorni il termine per la firma dei patti di coesione, dando quindi due mesi di tempo in più per la chiusura del cerchio. Una misura come questa non metterebbe in discussione l’impianto della riforma, seguendo quindi la linea tracciata la settimana scorsa da Tria al Senato. Ma nel compromesso entrerebbe anche lo spostamento da Via XX Settembre a Palazzo Chigi del potere di preparare il decreto che dispone le deroghe sulle quote di capitale con cui le Bcc possono aderire ai nuovi gruppi: una mossa, questa, pensata per ridare voce in capitolo alle richieste più “politiche” della maggioranza.

Nel resto del menù del Milleproroghe è confermato lo slittamento al 2019 della cooperazione Entrate-Inps per la messa a punto della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) precompilata per l’Isee, e la proroga del bonus 18enni a chi diventa maggiorenne quest’anno. Sulla scuola, oltre alla conferma delle graduatorie per gli istituti all’estero potrebbe arrivare l’estensione dei termini sulle verifiche di vulnerabilità sismica degli edifici per accedere ai 350 milioni a disposizioni delle aree terremotate.

Sugli enti locali l’articolo rimane “leggero”, rappresentando un gancio per eventuali interventi parlamentari sul tema. Ma la versione finale correggerà il “caso” creato dalla bozza sulla proroga dei presidenti di Provincia: per evitare tre turni elettorali in pochi mesi, si allungano i tempi della proroga (al 14 ottobre nelle prime bozze) dei presidenti attuali e si lavora a far coincidere i termini per il loro rinnovo con quello dei consiglieri locali.


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