Famiglie e studenti

L’Anp insorge: via la chiamata diretta? Un danno a famiglie e studenti

di Cl. T.

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«Ancora una volta si pretende di modificare una norma di legge imperativa con un accordo contrattuale tra parti, cosa che nel nostro ordinamento non sarebbe consentita». Parola di Antonello Giannelli, presidente di Anp, l’Associazione nazionale presidi.

Le critiche
Dopo l’accordo Miur-sindacati che, di fatto, ha abolito l’istituto della chiamata diretta dei docenti il capo dei presidi resta perplesso: «I dirigenti scolastici non sono innamorati di questo istituto in quanto tale - precisa -. Questa abrogazione potrebbe, quindi, fare comodo anche ai presidi che hanno un obbligo in meno, ma questa modifica crea danno all’utenza».

L’istituto della chiamata diretta, introdotto della legge 107, «era positivo perché consentiva di scegliere i docenti più adatti per l’offerta formativa della scuola, permettendo di adattare il servizio alle esigenze dei ragazzi. Tuttavia è stato svuotato di contenuti perché, per mezzo di accordi, si è consentito ai docenti di spostarsi e accedere alla mobilità straordinaria e questo ha portato via dalle scuole gran parte dei docenti che i dirigenti avevano scelto», aggiunge Giannelli. Nel 2016 per usufruire della chiamata diretta, molti dirigenti rinunciarono, come si ricorderà, alle ferie, ma, grazie ai contratti sulla mobilità, all’inizio dell’anno scolastico molti tra i docenti scelti se ne andarono e pertanto l’istituto giuridico della chiamata diretta fu già allora svuotato di contenuto. La stessa è avvenuto anche lo scorso anno.

«Se non vogliamo un miglioramento della qualità del servizio basta esserne consapevoli, ma, probabilmente, il Miur non ha compreso che l’istituto della chiamata diretta aumentava la qualità del servizio».


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