Famiglie e studenti

Il premier Conte frena sulla «Buona scuola»: criticità da rivedere, no stravolgimenti

di Claudio Tucci

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Dopo il silenzio, martedì, nell’intervento al Sentato, ieri alla Camera il neo presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parla di scuola: «Abbiamo ragionato con tanti stakeholders, interverremo sui nodi critici della legge 107». Quindi, non ci saranno stravolgimenti (di ciò che è stato fatto).

I dati sulla chiamata diretta
È presto per dire su cosa si concentrerà il neo ministro dell’Istruzione, dopo le dichiarazioni di ieri del premier. Nel contratto per il governo l’unico punto in cui si annuncia lo stop alla Buona Scuola è sulla chiamata diretta dei professori da parte dei presidi. A snocciolare ieri dei dati su questo è stata la Cisl Scuola. Anche per il 2018/19, è scritto in un comunicato, i trasferimenti del personale docente di scuola primaria avvengono prevalentemente su singola scuola, e non su ambito. Una prevalenza nettissima, perché su un totale di 16.211 movimenti quelli su ambito sono solo 2.348, la maggior parte dei quali riguarda - com’era prevedibile - la mobilità interprovinciale (1.605 i trasferiti su ambito, circa la metà dei movimenti in altra provincia).

Se per il 2017/18 la percentuale dei trasferiti su ambito era stata del 15,8%, quest’anno si scende al 14,5%. E questa percentuale fa dire alla Cisl Scuola che la chiamata diretta, su cui in questi anni ci sono stati una serie di “smontaggi”, «appare ormai del tutto residuale».

L’elaborazione dei dati Miur condotta dalla Cisl Scuola evidenzia inoltre che i trasferimenti fra province diverse (in cui prevalgono gli spostamenti da nord a sud) sono il 19,6% del totale, un punto in più rispetto alla percentuale dello scorso anno.


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