Famiglie e studenti

Dall’Isef al modello «lombardo»: ecco chi è il nuovo ministro dell’Istruzione

di Eugenio Bruno

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Di professori a viale Trastevere se ne sono succeduti tanti. Ma mai di educazione fisica. La prima volta ci sarà oggi quando Marco Bussetti giurerà al Quirinale da ministro dell’Istruzione. Prendendo il posto di Valeria Fedeli.

Dal diploma Isef all’Usr Lombardia
Cinquantaseienne, diplomato all’Isef e laureato in Scienze e tecniche delle attività motorie con 110 e lode alla Cattolica di Milano, dirigente scolastico, Marco Bussetti inizia la sua avventura nel mondo della scuola da docente di educazione fisica. Vince il concorso nel 1984 e nel 2001 diventa coordinatore di Educazione fisica e sportiva dell’allora Provveditorato agli studi di Varese. Seguito dal salto alla dirigenza che lo porta alla guida dell’istituto comprensivo Corbetta di Milano. Da lì all’Ufficio X dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia è un attimo. Ed è lì che Bussetti entra in contatto - da leghista - con il modello lombardo di istruzione voluto dall’ex assessora regionale, la forzista Valentina Aprea. Un sistema che punta tutto sul binomio alternanza-autonomia scolastica e che, molto probabilmente, costituirà la base della sua avventura da ministro.

Si parte da concorsi regionali e sanatoria dei precari
L’arrivo al ministero dell’Istruzione di un tecnico di area leghista anziché di un esponente pentastellato potrebbe riservare alla Buona Scuola un semplice “tagliando”. Al posto della cancellazione più volta sbandierata in campagna elettorale dal M5S. Una conferma ulteriore arriva dalla lettura del contratto per il “governo del cambiamento” messo a punto la settimana scorsa. Che scommette sulla formazione obbligatoria dei docenti e annuncia un perfezionamento dell’alternanza scuola-lavoro. Magari differenziando le ore in base ai diversi indirizzi. Tra i primi atti del nuovo esecutivo molto probabilmente ci sarà l’attuazione dei concorsi regionali già previsti dalla legge 107 e più volte indicati dal Carroccio come priorità del nostro sistema scolastico. Altro dossier urgente: la sorte delle 55mila maestre magistrali che, senza un correttivo di legge, da settembre potranno avere solo incarichi a tempo determinato.

Il nodo università e ricerca
Chi ci ha lavorato in questi anni lo descrive come un profondo conoscitore del mondo della scuola, da sempre vicino al centrodestra, dotato di buone doti operative e umane. Dando per buona questa descrizione resta da capire come si rapporterà alle altre due gambe del Miur: l’università e la ricerca. Dal curriculum di Bussetti i rapporti con l’accademia si limitano ai corsi di legislazione scolastica tenuti alla Cattolica di Milano e all’università di Pavia. Un po’ poco forse per chi si troverà a gestire circa 9 miliardi di risorse tra Fondo di finanziamento ordinario degli atenei e degli enti di ricerca. Con una grana non da poco già sul tavolo: lo sciopero dei docenti universitari che inizierà con gli appelli di giugno e che gli studenti chiedono a gran voce di scongiurare.


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