Famiglie e studenti

L’alternanza scuola-lavoro premia i licei

di Claudio Tucci

Gli istituti tecnici confermano il legame «molto stretto» con il tessuto produttivo: nei primi due anni di alternanza scuola-lavoro “obbligatoria” il 49,9% dei futuri diplomati in questi percorsi perfeziona le proprie competenze direttamente nelle imprese; e, per di più, con progetti di assoluta qualità. Oltre il 50% dei ragazzi del terzo e quarto anno supera 300 delle 400 ore “on the job” previste nell’ultimo triennio in classe.

I professionali mantengono la percentuale maggiore di giovani in alternanza: nelle quinte classi dell’anno 2016/2017, ancora quindi fuori dalle nuove regole introdotte dalla legge 107, si è superato il 40% (in queste scuole, tuttavia, da sempre la formazione “on the job” è strutturata nell’offerta didattica). Ma la novità maggiore arriva dai licei. Esentati fino al 2014/2015, in due anni hanno letteralmente cambiato passo: gli alunni di terza e quarta in alternanza sono stati 443.533, il 90,6% del totale, e di questi oltre il 25% ha già sorpassato le 200 ore oggi obbligatorie, “on the job”.

I dati sui primi due anni di attuazione dell’alternanza scuola-lavoro targata legge 107, elaborati dal Miur, e che Il Sole 24Ore è in grado di anticipare, parlano di una innovazione didattica importante (sostenuta dalla ministra uscente Valeria Fedeli e dal sottosegretario Gabriele Toccafondi), seppur con luci e ombre. Ma su cui il prossimo esecutivo M5S-Lega ha già acceso un faro. Nel «contratto per il governo» infatti la formazione “on the job” viene definita «dannosa» laddove slegata da qualità dei moduli e coerenza con il ciclo di studi. Di qui l’idea di «mantenere la vera alternanza - spiega Mario Pittoni, responsabile scuola del Carroccio -. Ma le ore andranno rimodulate in funzione dei singoli indirizzi».

«Il ministero ha disciplinato i diritti e doveri degli studenti, c’è una piattaforma su cui poi possono essere segnalati eventuali criticità, e da giugno 2019 l’alternanza diventa requisito per l’esame di maturità - sottolinea Fabrizio Proietti, dirigente del Miur che si occupa di alternanza -. A maggiore garanzia della qualità dei percorsi, si potrebbe introdurre un bollino per monitorare tutte le strutture che accolgono ragazzi».

La fotografia che emerge dai numeri è articolata: lo scorso anno gli studenti di terza e quarta “in alternanza” sono stati 873.470 (si sale a quasi 938mila ragazzi, considerando anche le quinte), con una crescita del 300% rispetto ai 273mila del 2014/2015, prima cioè della legge 107. A spingere su la percentuale sono stati in larga parte i licei (55% dei percorsi). In alcuni casi con “moduli” interessanti: è il caso, per esempio, del liceo classico romano, Ennio Quirino Visconti, dove gli alunni sono entrati in contatto con i “manuali antichi” conservati nella pontificia università “Gregoriana; o come all’Ettore Molinari, a Milano, liceo scientifico - c’è anche un indirizzo tecnico: «Qui strutturiamo percorsi legati ad aziende e territori - racconta la preside Marzia Campioni - I nostri ragazzi vengono impegnati in indagini scientifiche di alto livello legate a Industria 4.0. Si fanno anche laboratori sperimentali in raccordo con l’università».

Certo, in giro per l’Italia, ci sono pure storie di studenti che l’alternanza l’hanno finora sentita solo raccontare (per gli ostacoli messi dai professori o per i troppi oneri burocratici). In azienda poi è andato il 43,2% degli 873mila alunni di terza e quarta, una percentuale sostanzialmente in linea con la “vecchia” alternanza facoltativa . Negli studi professionali, invece, la formazione “on the job” ha riguardato appena il 2,7% di alunni.

«Serve buon senso e pazienza - commenta il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli -. Vedo segnali di miglioramento che testimoniano il tanto lavoro delle scuole e la disponibilità delle imprese. Ora si punti su quanto di buono si è fatto finora. Ci siamo accorti che, dove le imprese più sono messe in condizione di partecipare a tutte le fasi del percorso, dalla progettazione alla valutazione, anche nei licei, i risultati sono positivi e insegnanti, famiglie e studenti sono soddisfatti».


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