Personale della scuola

Formazione continua per un docente su tre Fondi a 500 milioni

di Claudio Tucci

Circa mezzo miliardo di euro l’anno, 490 milioni per l’esattezza, compresi i fondi europei. Un portale ministeriale, «Sofia», che a pochi mesi dal debutto conta già 280mila docenti iscritti (sui circa 740mila insegnanti italiani - vale a dire, il 37%, più di uno su tre). Un documento, elaborato da un gruppo di esperti scelti dal Miur e messo a disposizione in questi giorni dell’opinione pubblica (e del prossimo governo), dove si parla «di formazione in servizio legata allo sviluppo culturale e professionale continuo degli insegnanti» (capace, perché no, in prospettiva, di incidere anche sulla «carriera» dei professori, oggi del tutto inesistente).

L’introduzione, tre anni fa, con la legge 107, della formazione professionale obbligatoria per i docenti ha segnato il passo: fino al 2015, l’aggiornamento in servizio veniva sistematicamente eluso (in primis, dagli stessi professori), e anche le risorse a disposizione si aggiravano su pochi milioni. Non a caso l’Italia, in ambito Ocse, risulta, da sempre, uno dei paesi in cui gli insegnanti si formano di meno. Con le nuove regole, la situazione sta cambiando: nel 2016, dopo un “letargo” di quasi 30 anni il ministero dell’Istruzione ha adottato il piano triennale di formazione dei prof, orientando, con una serie di priorità nazionali, l’offerta rivolta ai docenti in servizio, che dovrà essere coerente con il piano dell’offerta formativa a vantaggio degli studenti e con il miglioramento complessivo della singola scuola. A crescere sono stati anche i finanziamenti: la fetta più consistente dei 490 milioni annui a disposizione è appannaggio della Card da 500 euro, 380 milioni. A questi si sommano i 40 milioni ad hoc previsti dalla legge 107 (30 per formazione trasversale e disciplinare, i restanti 10 per il digitale). E sul piatto sono stati messi, pure, dai bandi Pon circa 70 milioni.

Certo, ci sono ancora delle criticità: nonostante il nuovo Ccnl «Istruzione e ricerca» mancano, ad esempio, i necessari dispositivi contrattuali per profilare l’impegno orario della formazione dei docenti; e nei territori «la qualità» deve essere passibile ancora di miglioramento. «È vero, va resa più stimolante - sottolinea Maria Maddalena Novelli, dg per il Personale scolastico del Miur -. Andrebbero introdotte nuove metodologie didattiche, non solo lezioni frontali, come percorsi laboratoriali di scambio di esperienze o comunità di lavoro permanenti tra docenti. Ritengo, tuttavia, che sulla formazione stiamo spingendo l’acceleratore. L’impatto delle politiche pubbliche va valutato. Ora lo possiamo fare. L’obiettivo è migliorare le performance, e, più in generale, la qualità della scuola italiana».

Un approccio “un po’ più consapevole” alla formazione in servizio si intravede anche nelle scelte dei corsi operate dai docenti. Un primo monitoraggio condotto a dicembre 2017 dal ministero ha evidenziato che gli iscritti a «Sofia» hanno puntato soprattutto su moduli inerenti la didattica per competenze e su innovazione e digitale. Meno sull’alternanza scuola-lavoro.

Anche i numeri del terzo anno del Card da 500 euro contengono novità rispetto alla fotografia scattata 12 mesi prima (il primo anno i soldi arrivarono diretti in busta paga). Nel 2017, con l’avvento del borsellino elettronico, il 77% delle risorse è stato speso dagli insegnanti per tablet e pc (appena il 6,6% è andato alla formazione pura). E quest’anno? «I numeri sono ancora parziali - risponde Davide D’Amico, a capo dell’ufficio formazione del Miur -. Al 10 maggio i fondi prenotati sono stati 201 milioni. Ebbene, 22 milioni verranno spesi per la formazione pura, siamo al 10,9 per cento. Se sommiamo anche i 36 milioni utilizzati l’acquisto di libri, che hanno comunque una finalità formativa, siamo già a 58 milioni, quasi 3 in più rispetto all’intero anno precedente. Altri 136 milioni andranno ad hardware e software, vale a dire tablet e pc, il 67% del totale. Anche qui c’è un calo rispetto al 2017. I restanti 7 milioni prenotati saranno utilizzati dai docenti per musei, spettacoli dal vivo, mostre, eventi culturali, cinema, teatro».

I 500 euro per la formazione docenti hanno rischiato, nei mesi scorsi, di finire “spalmati” negli aumenti contrattuali. Ma hanno resistito. E anche il prossimo esecutivo dovrebbe confermarli: «L’aggiornamento professionale è importante, e va mantenuto», taglia corto Mario Pittoni, responsabile scuola del Carroccio: «Si possono però finalizzare meglio fondi e procedure».


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