Famiglie e studenti

L’Italia centra gli obiettivi (minimi) di Europa 2020 su laureati e abbandoni

di Eugenio Bruno

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L’Italia dell’istruzione ha notoriamente due talloni d’Achille: un numero di laureati troppo basso e una quota di abbandoni scolastici ancora elevata. Per cui ogni miglioramento registrato in ognuno di questi due campi va accolto con favore. Come la doppia buona notizie che è arrivata ieri da Eurostat. E cioè che in entrambe le categorie - grazie anche ai miglioramenti del 2017 - il nostro paese ha già raggiunto i target che si era dato da qui al 2020. Target - è il caso di specificarlo subito - che erano però poco ambiziosi.

Italia ancora penultima per laureati
Partiamo dai 30-34enni in possesso di una laurea. Ebbene, con il 26,9% - un risultato che tiene insieme il 19.8% degli uomini e 34.1% delle donne - registrato alla fine dell’anno scorso abbiamo sì superato l’obiettivo del 26% che dovevamo raggiungere entro il decennio. Ma restiamo ben lontani dalla media dell’Unione europea. Che è arrivata al 39,9 per cento. E infatti penultimi eravamo per numero di laureati e penultimi restiamo. Peggio di noi infatti fa solo la Romania (26,3%). Mentre la testa della classifica resta lontanissima: la Lituania è prima con il 58%, Cipro seconda con il 55,8% e l’Irlanda terza con il 53,5 per cento.

Migliora la dispersione scolastica
La seconda buona notizia arriva come detto dagli abbandoni scolastici. Che continuano a diminuire. Nel 2017 siamo arrivati al 14 per cento. Due punti sotto il nostro target per il 2020. Ma ancora lontani da gran parte del Vecchio continente. Tant’è che restiamo indietro sia dai paesi che quasi non conoscono il fenomeno early school leavers - la Croazia al 3.1%, la Slovenia al 4.3% e la Polonia al 5 per cento - sia dalla media europea che è arrivata al 10,6 per cento. A un soffio dal 10% tondo tondo cifrato come obiettivo comune per il decennio.


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